Ebbene sì, ne faccio parte anch’io. Faccio parte di quel 70% di donne italiane che ama immensamente la birra. Anzi, anche di quel 30% di loro che la beve almeno due volte a settimana, come emerge dall’indagine Gli Italiani e la birra di AstraRicerche per conto di AssoBirra, l’Associazione dei birrai e maltatori italiani.
Del resto sono in buona compagnia, dal momento che sono state proprio le signore le protagoniste della sua storia millenaria. Non lo sapevate, eh?

Era il lontanissimo 4500 a.C, quando in Mesopotamia una donna abbandonò in uno sconosciuto villaggio tra il Tigri e l’Eufrate una ciotola d’orzo come dono propiziatorio per gli dei: esposto prima alla pioggia e poi al sole, l’orzo cominciò a fermentare, dando origine in tutta spontaneità alla prima birra della storia. Presto iniziò a venire considerata un alimento al pari del pane, e proprio le donne furono incaricate di produrla, tanto che gli strumenti e gli ingredienti per prepararla divennero immancabili perfino nel loro corredo matrimoniale, anche perché fu associata al concetto di fertilità, al rito delle messi e alle divinità femminili come Ninkasi, venerata dai sumeri e considerata dea della birra.

Tempo dopo, nel 1° secolo a.C., la leggendaria Cleopatra, così amante della birra zithum da offrirne agli dei coppe della migliore qualità, grazie alle sue relazioni diplomatiche con i romani riuscì a facilitarne l’esportazione al di là del Mediterraneo, dove fino ad allora imperava il vino; ci volle un po’ per riuscire ad imporla come sua pari, ma alla fine l’impresa riuscì, tant’è che il suo nome si legò alla dea Cerere, la controparte femminile di Bacco, da cui il nome cerevisa. Nel 1100, la monaca tedesca Hildegard von Bingen sistematizzò per prima gli studi sul luppolo cominciando a impiegarlo come aromatizzante al posto delle spezie, e qualche secolo dopo nei villaggi inglesi di campagna nacque ufficialmente la figura della alewise, letteralmente birraia, che arrivò a detenere l’80% delle licenze per produrre birra.

Oggi le imprese femminili rappresentano il 10.8% del comparto birrario, e le beerlovers italiane sono sempre in aumento: il 58% la beve perché ne apprezza il gusto, il 48% perché è facile da abbinare con i cibi, il 37% perché crea un clima di condivisione. E io la bevo perché mi piace un sacco, così frizzante e solare da sapere sempre d’estate…