11 febbraio 2016 – Nella nuova, esilarante commedia corale di Paolo Genovese Perfetti sconosciuti, da oggi sugli schermi di tutta Italia, interpreta il ruolo di un tassista piacione e casanova, pronto a lanciarsi con sei amici di lunga data in un pericoloso gioco al massacro a base di segreti e whatsApp, bugie ed sms, omissioni imprudenti e telefonate scottanti. Un cast – oltre a Leo ci sono Rohrwacher, Smutniak, Giallini, Foglietta, Mastandrea, Battiston – affiatato, convincente e molto ben assortito, per un film intelligente che fa ridere e riflettere, indignare e commuovere. E chissà se quel ruolo di guidatore (scelto non a caso, come si capirà nel finale) è stato ispirato anche dalla sua passione per ruote e motori… Perché per Edoardo Leo, spostarsi in auto all’avventura è senza dubbio il modo migliore di godersi profondamente il senso di un viaggio.
Se ti dico viaggio a cosa pensi?
A perdermi, nel vero senso della parola! Perché mi è capitato spesso, e sono indiscutibilmente quelli di cui conservo il ricordo migliore. Ad esempio, non dimenticherò mai quando a vent’anni ho caricato la tenda in auto e sono partito da solo senza essermi prefissato alcuna meta. E’ finita che mi sono ritrovato sulle Dolomiti senza sapere neppure che strada avessi preso. E il mio primo film da regista, “Diciotto anni dopo”, è stato proprio un road movie, la storia di due fratelli che viaggiano da Londra alla Calabria finendo per perdersi. E’ quello il bello del viaggio, la parte che vale la pena raccontare agli amici quando torni a casa.
Ti capita ancora?
Anche se adesso il lavoro mi costringe a salire più spesso su un aereo, la mia auto resta la mia boccata d’ossigeno. Con lei sono andato un po’ ovunque. Adoro l’idea di girovagare senza il navigatore che mi dica dove devo andare, o Google Maps che mi indichi sempre la strada giusta.
Quindi il tuo viaggio più bello?
Ai Caraibi, quando ho prenotato soltanto il volo per Saint Martin e poi ho vagato senza meta dormendo ogni notte in un posto diverso. Straordinario.