Caffè oro, zucchero, tonno, farina di mais, melassa di canna, dolci, formaggi, miele d’api, frutta e polpa di frutta, cereali: in Italia, così come in Germania, Spagna e Francia, questi prodotti in arrivo da El Salvador sono diffusi e apprezzati già da qualche tempo. Ma adesso, in un momento che ne sta segnando la crescita economica, dovuta in gran parte proprio al settore alimentare, il piccolo e affascinante Paese centroamericano punta a una maggiore conquista dell’Italia, prendendola proprio per la gola.

Mentre sono tanti, infatti, i salvadoreni residenti soprattutto in Lombardia nel triangolo Milano – Como – Varese, innamorati del nostro calcio e di Roma con il Vaticano, e fieri di vantare in Salvador diverse piazze e strutture urbanistiche di architetti nostrani, sono ancora pochi gli italiani che vanno a conoscerlo, nonostante le sue belle spiagge note nel mondo per la pratica del surf, i laghi, le foreste e i vulcani, la capitale San Salvador tra arte e archeologia, la “rotta dei fiori” e i placidi paesini di montagna, tutto collocato sulla cosiddetta cintura di fuoco del Pacifico che terrorizza e affascina al tempo stesso.

E allora perché non invogliarli introducendo ancora di più prodotti originari latino-americani, che ben si sposino con la grande cucina italiana? Il loroco, ad esempio, deliziosa pianta aromatica locale, è perfetto per condire un piatto di gnocchi (foto apertura), il miele di mango cremato con wafles è un dessert indovinato, i fagioli si fanno saltati con la salsiccia, e le tamales di mais con pannocchie fritte sono davvero ottime. Imperdibile anche il granchio in alguashte, autentica e prelibata ricetta tipica preparata con semi di zucca, pomodoro, cipolla, pepe verde e aglio.

Può essere solo l’inizio per partire alla scoperta delle tante tipicità culinarie dei paesi centroamericani, come il Guatemala con la bevanda alla maizena a base di mais e il suban-ik o pot tamale con pomodoro e peperoni bolliti in una foglia di bijagua, e la Costa Rica con il picadillo de palmito y pejibaye ottenuto dal cuore della palma di pejibaye e accompagnato da riso con cipolla cristallizzata, achiote e uova, e il gallo pinto a colazione, con uova e fagioli neri o rossi, peperoni, riso e coriandolo. O come i tostones o patacones di Panama, fette di banano verde fritto servite come contorno, il riso e fagioli cotti nel latte di cocco del Belize, e la zuppa di rundown a base di latte di cocco con cipolla, achiote, platano, carne affumicata o pesce, tipica di Costa Rica, Honduras e Nicaragua. Quest’ultimo propone anche il vigorón, servito su una foglia di platano verde – la tipica chagüite – con cotenna arrostita e carne di maiale fritta, insalata, yucca al vapore e un frutto aspro chiamato mimbro, mentre l’Honduras le baleadas, tortillas di mais riempite di fagioli rifritti, formaggio e crema servite con avocado o pollo. Del resto, il mais è l’ingrediente principe di tanti piatti centro-americani, come nacatamales, tamales e tortillas, queste ultime accompagnamento ideale per ogni pietanza e servite come base di numerose ricette, tra cui le pupusas salvadoregne, le tortillas con cotenna di maiale nicaraguensi e le famose enchiladas messicane (fritte e ripiene di pollo, carne o riso).

Tamales Pupusas

Se doveste trovarvi in zona con la voglia di cimentarvi in prima persona, andate al mercato di Chichicastenango, a sud del dipartimento di Quiché, in Guatemala, e fate il pieno di chayote, avocado, peperoncino chile guaque, piloye. Poi entrate in cucina e date sfogo a tutta la vostra abilità.