Il coraggioso colonnello Gabriele Moresco “è l’unico personaggio ad essermi rimasto dentro tra tutti quelli interpretati nella mia carriera”. Perché il protagonista di “Le ultime 56 ore”, film di enorme impatto emotivo che mescola con alta maestria denuncia sociale e sentimenti dimostrando che spesso le cose stanno esattamente al contrario di come sembrano, ha una psicologia fortissima ed è capace di un gesto tanto eclatante “di quelli che oggi nel nostro Paese sembrano essere davvero l’unico modo per farsi ascoltare”. Anche se però, con il suo eccessivo rigore e le sue inossidabili decisioni, nella realtà non gli assomiglia poi così tanto.

Grazie al teatro, per il quale ormai da vent’anni sono in tournèe almeno quattro mesi all’anno, sono costantemente in viaggio nel mio bel Paese, e ormai ne sono diventato un profondo conoscitore: la gente, il cibo, il clima, le abitudini, gli orari, le differenze e le particolarità di ogni singola regione. Per questo mi piace tanto viaggiare per lavoro…

Non sono invece un viaggiatore per diletto: la pura vacanza mi annoia, la semplice curiosità di vedere un altro Paese si esaurisce presto. Devo sempre avere qualcosa da fare. Vivere, come mi è capitato, la realtà di Cuba, della Malesia o dell’est europeo per girare un film, o quella delle Maldive per il matrimonio di un amico, mi va benissimo, riesco anche ad entrarci fortemente in contatto, ma il puro viaggio-vacanza non fa per me…

Non esiste, così sulla carta, un posto dove vorrei andare: io sono incontentabile e discontinuo, detesto la ripetitività, quindi sono pronto ad accogliere al volo qualunque nuova opportunità di fare e vedere cose diverse, di essere sorpreso e stupito…”