di Grazia Garlando

Una terra di deserti e acque salutari, di sceicchi e beduini, di antiche culture radicatissime e di forti propensioni verso il futuro. Una terra di contrasti, insomma. Che conta ben nove milioni di abitanti (considerati anche i numerosi profughi giunti qui dagli inquieti paesi confinanti) nonostante l’85% del Paese sia quasi deserto. Che sebbene sia il più povero di acqua al mondo possiede quella donatrice di salute e bellezza del Mar Morto, dove ci si può immergere anche se nella non lontana Amman sta nevicando. E dove il deserto sabbioso e roccioso che occupa i due terzi dell’intera superficie può regalare la crescita spontanea di piante aromatiche e di frutti. Tanto che il simbolo della Giordania è uno splendido iris nero che fiorisce solo qui, nel mese di marzo. Simbolo di adattamento e di cambiamento al tempo stesso. Appunto.

Una terra in cui i contrasti si attorcigliano al fascino di una storia secolare che si respira ancora intensamente, portata via via alla luce da una quantità di scavi archeologici che chissà quanta ancora ne dovranno scoprire. E impressa nell’atmosfera di quei luoghi sacri dove le emozioni che avvolgono lasciano davvero addosso qualcosa di indescrivibile.

Betania Oltre il GiordanoCome a Betania Oltre il Giordano, ad esempio, la zona dove Giovanni Battista battezzò Gesù Cristo. E’ compresa tra il fiume omonimo che confina con Israele e la collina di Sant’Elia, e vi si accede attraverso un sentiero costeggiato di tamerici, fino a raggiungere una piccola chiesa greco-ortodossa dedicata a San Giovanni Battista. Di fronte, la grotta in cui lui visse all’epoca. Qui si dice che sia il punto geograficamente più basso del mondo, ma anche quello più vicino a Dio. E in effetti, immergendo le mani in quella piccola pozza d’acqua a forma di croce indicata come il punto preciso del battesimo, sembra davvero che accada qualcosa…
Tomba di MosèNon molto distante, sulla cima dell’altro grande luogo sacro, il Monte Nebo, dove si spalanca una vista sulla Terra Santa che sa davvero di immensità, Mosè concluse l’esodo mostrando finalmente al suo popolo la terra promessa. Ed è qui che si ritiene sia sepolto. Il Monastero del Memoriale di Mosè che sorge ora sulle fondamenta dell’antica Basilica custodisce la sua tomba coperta di mosaici (oltre a quelli di altre chiese raffiguranti scene di vita di allora), mentre appena fuori si staglia la possente pietra rotonda che ne chiudeva il sepolcro.
Poi attraverso il deserto della Giudea, dove la natura gioca con tonalità che vanno dal giallo al violaceo e dà vita spontanea a salvia aromatica e fiori di senape, colline di zafferano e sorgenti di Mosè (piante locali), si raggiunge Mappa di TerrasantaMadaba, la cosiddetta Città dei Mosaici, che custodisce sul pavimento della chiesa greco-ortodossa di San Giorgio la Mappa di Terrasanta, maestoso mosaico bizantino realizzato con tre milioni di tessere che, con i suoi 15 metri di lunghezza per 7 di altezza, raffigura l’itinerario dall’Egitto alla Palestina. E in una manciata di chilometri si spalancano le porte della capitale, Amman. Una città immensa, che raccoglie da sola quasi la metà dell’intera popolazione del paese. Dove il nuovo quartiere avanguardistico con edifici e alberghi ultramoderni affianca le strade più centrali e tradizionali affollate di vita e di botteghe artigianali di ogni genere, il pittoresco mercato della frutta e della verdura accosta i tanti negozi di oro e argento, le moschee convivono fianco a fianco con le gallerie d’arte e i caffè sulla Rainbow Street, la via principale che sposa passato e presente in uno strano connubio, mentre per strada i bambini si divertono a colorare il cielo con il volo dei loro tanti aquiloni. In alto sulla collina, l’antica cittadella regala un colpo d’occhio sorprendente sulle enormi dimensioni della città, dove l’antico anfiteatro romano e l’attuale Palazzo Reale marcano distanze fisiche e temporali estremamente significative. E il tempio di Ercole, l’antico protettore, con le gigantesche dita di pietra della sua mano si staglia tra i tanti resti romani, bizantini e islamici di edifici, terme e colonnati, a impugnare un passato ancora tanto presente.

Amman Anfiteatro RomanoAmman Tempio di Ercole

Un’atmosfera molto simile a quella della vicina Jerash, città romana di grandi splendori rimasta sepolta per secoli sotto la sabbia fino ad appena settant’anni fa, e tornata alla luce in un sorprendente stato di conservazione che, tra le piante di pepe rosa, sfoggia templi e teatri, piazze e strade lastricate, colonne e fontane, terme e torri. E allora, nella ricerca di un passato ancora tanto incombente, non si può che cominciare la discesa verso Petra.

Costeggiando a destra la Palestina e Gerico, la città più antica del mondo, impossibile però non concedersi una sosta sul Mar Morto, l’enorme lago salato che scende fino a oltre 400 metri sotto il livello del mare, a sperimentare, oltre al piacere di galleggiare mantenuti a galla dall’alto tasso di salinità, le sue acque e i suoi fanghi prodighi di benefici per la salute e la bellezza della pelle, già note ai tempi di Erode il Grande che se ne serviva abbondantemente. Né, sempre lungo il tragitto, all’antico sito nabateo di Umm Al-Rasas, sulla vecchia via carovaniera, dove sono state individuate ben cinquantatre chiese e le case conservano ancora pareti che rendono perfettamente riconoscibili stanze e cortili; o all’imponente castello crociato di Showbak, detto anche Krak di Mòntreal e abitato fino al 1950, che appare quasi come il prolungamento naturale dell’altura su cui è posto immerso in frutteti centenari.

JerashCastello crociato di Showbak

E poi due alberi secolari di incenso e una fioritura di mele e pere selvatiche annunciano l’ingresso nel territorio di Petra. Ma è solo quando ci si trova a varcare la soglia del Siq, la lunga e stretta gola che si insinua nella monumentale città eletta a pieno titolo dall’Unesco tra le sette meraviglie del mondo, che si rimane letteralmente senza fiato. Una città interamente scavata nella roccia duemila anni fa dall’antica civiltà araba dei Nabatei, ricca di sculture naturali e spaccature vertiginose, di iscrizioni storiche o simboliche, ma anche di tombe e di templi, con un enorme teatro e un gigantesco monastero raggiungibile salendo novecento gradini. E soprattutto con la spettacolare facciata del Tesoro, che compare improvvisamente in fondo al Siq e la cui funzione resta ancora oggi un mistero. Una città di cui dopo un lungo e fiorente periodo dovuto al commercio della seta e delle spezie, nel 14° secolo si persero le tracce per quasi trecento anni, per poi tornare sotto gli occhi del mondo soltanto nel 1812 grazie all’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt. Per questo è nota anche non solo come la città rosa, per via delle stupefacenti sfumature delle rocce in cui è scavata, ma anche come la città perduta. Anche se i beduini del deserto non hanno mai smesso di abitare le sue cavità, di percorrere le sue ampie strade con cavalli e cammelli, forse, chissà, ignari di trovarsi al centro di una pagina preziosissima della storia del mondo…

PetraPetra case grotta

Uno splendore che si ritrova, in dimensioni molto minori, anche nella confinante Piccola Petra, addirittura antecedente e incastrata in una gola naturale, che sfoggia un piccolo santuario e diverse grotte abitative. E dove ancora oggi basta seguire l’andirivieni dei beduini per ritrovarsi dritti dritti nel cuore dello scenografico deserto di Wadi Rum, o Valle della Luna: uno spettacolo naturale di rocce monolitiche e canyon a strapiombo color rosso intenso, che consente di coltivare angurie, meloni e pomodori, e che ospita animali di ogni genere dai serpenti alle volpi, dalle iene agli stambecchi, dai ghepardi alle pernici, dai falchi agli scorpioni.

Deserto Wadi RumWadi Rum Desert

Un deserto che non si può dire di aver sperimentato se non lo si vive almeno un pochino insieme ai suoi misteriosi abitanti dallo sguardo profondo e dalle tradizioni radicate che costituiscono l’11% della popolazione giordana, che vivono allevando pecore e montoni e coltivando orzo e grano, che vanno in città solo per comprare gli animali e poi tornano a rifugiarsi tra le rocce, che suonano il flauto perché lo considerano la voce dell’anima e non hanno tv né radio, che si lavano con acqua mischiata a una pianta del deserto detta sabun, si disinfettano gli occhi dalla povere Tè nel desertocon l’incenso bruciato e tengono in bocca pezzi di quarzite per mantenerla umida e non sentire la sete. Basta una tazza di tè alla salvia o di caffè al cardamomo o alla cannella sorseggiati insieme nei loro tradizionali accampamenti, per calarsi anche solo per un attimo nelle loro usanze, anni luce lontano da noi ma che in quel momento sembrano essere naturali, rilassanti, ammalianti. Poi, in un attimo, la vista si spalanca sul Mar Rosso e si è ad Aqaba, la sola località balneare del paese perché ne rappresenta l’unico sbocco al mare. Vale la pena uscire in barca e tuffarsi nelle acque colorate della barriera corallina che invitano allo snorkeling, così come visitare i resti dell’antico Forte.

Paese davvero particolare questo Regno di Giordania in cui musulmani e cristiani (meno del 10%) convivono pacificamente, la maggior parte della gente veste in abiti tradizionali con dishdasha, kefiah e sandali, agli uomini è consentito avere quattro mogli purché vengano trattate tutte alla pari, i treni passeggeri sono stati soppressi per scongiurare gli attacchi dei beduini e il deserto è attraversato da una moderna autostrada sorta sui resti dell’antica via carovaniera. In cui si mangiano deliziosi piatti L'immensità del Wadi Rumtipici, spesso cotti sotto la sabbia, a base di riso, carne e verdura come lo zarb e il mansaf, il khobez ( l’irresistibile pane arabo) con hummus (crema di ceci) e mutabbal (salsa di melanzane), e si beve la tipica bevanda a base di limone e menta. Paese decisamente lontano da noi. Ma così ospitale e cortese, così interessante e accattivante, da accorciare in un attimo ogni distanza.

 

Dove dormire:
In Giordania ci sono alberghi davvero spettacolari, che contribuiscono a rendere ancora più intensa l’esperienza del viaggio. I nostri consigli:

Ma’in Hot Springs HotelCascate di Ma'in in quel di Madaba, immerso nella scenografica cornice delle Terme di Ma’in, tre cascate naturali dove l’acqua sgorga a oltre 60° e possiede proprietà terapeutiche

Le Royal Amman Hotel ad Amman, grattacielo multicolor con vista panoramica sull’intera città

Movenpick Petra Hotel situato proprio di fronte all’ingresso del sito archologico di Petra, per sentirsi già parte della storia

Kempinski Aqaba Hotel con vista spettacolare sul Mar Rosso che sembra quasi di starci dentro

Crown Plaza Dead Sea Hotel situato proprio in riva al Mar Morto per provare l’ebbrezza delle sue acque in qualunque momento

Dove mangiare:
Khobez e hummusSe volete vivere una food experience a tutto tondo, in locali tipici ed estremamente suggestivi che propongono i piatti più tradizionali della cucina giordana, vi consigliamo a Madaba l’Haret Jdoudna Restaurant, ad Amman il Sufrah Restaurant e il Kan Zaman Restaurant, a Petra-Wadi Musa l’Al-Qantarah Restaurant, a Jerash il Green Valley Restaurant, e infine il Royal Yacht Club sul mare di Aqaba.

E se volete sperimentare il deserto…
L’esperienza nel Wadi Rum è tutta da vivere al Sun City Camp e all’Hasan Zawaid Camp, campi tendati dotati di ogni confort con piccoli bungalows con letti e bagno privato, cucina tipica e lo spettacolo delle magiche notti del deserto appena fuori dalla porta….

Beduini nel desertoAccampamento beduino

Tutte le info su www.visitjordan.com