Chi ha detto che con la cultura non si mangia? Avete mai provato a sedervi a tavola, ordinare un’Infinito di Giacomo Leopardi, una Pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio o una Ninna nanna di Trilussa, e veder comparire davanti a voi eleganti camerieri pronti a recitarvele con estro e interpretazione da applausi?

L’idea brillante è venuta ai ragazzi di Il Menu della Poesia, dodici giovani attori professionisti che hanno deciso di servire letteralmente in tavola la cultura, proponendo in ristoranti, bistrot, chioschi, bar e buffet un vero e proprio menù di versi e rime elaborato tematicamente a seconda che si tratti di una cena romantica, una pizza tra amici, una convention aziendale, una pausa caffè: il commensale ordina e i versi vengono immediatamente recitati per lui, soddisfacendo ogni gusto da Dante a Shakespeare, da Brecht a Bukowsky, da Prévert a Neruda, da Molière a Baudelaire. “Abbiamo scoperto che la poesia è per tutti i palati, basta renderla semplice – spiega Marco Bonadei, ideatore del progetto – quindi l’idea è quella di avvicinare la gente all’arte e alla cultura attraverso il piacere della buona tavola”.

Il progetto ha mosso i suoi primi passi a Torino, per poi prendere definitivamente corpo e consistenza a Milano, passando da Brera al Gratosoglio, fino alla stazione di Pioltello e poi perfino al lussuoso quartiere Monti di Roma. Una sperimentazione a tutto tondo, che ora sta portando gli attori in giro per l’Italia per testare la risposta della gente, oltre che per valutare il passo successivo di provarci anche nei dialetti locali o addirittura in altre lingue.