Carne alla griglia in chiave gourmet, con i migliori tagli dal mondo serviti con la preparazione e la cottura ideali per ognuno di loro, allo scopo, riuscitissimo, di esaltarne a pieno il gusto e la qualità: del resto, basta gettare un’occhiata alla grande griglia a vista realizzata artigianalmente e alimentata a fuoco vivo solo da legno di quercia, che regala quell’aroma inconfondibile, per capire che qui, a La Griglia di Varrone, la carne è una cosa seria. E tanto, tanto gustosa. E siccome la proposta è così ampia e invitante che vale la pena di assaggiarne il più possibile, l’unica è fare quel che ho fatto io: puntare su un menù degustazione di tante piccole portate di diversi tagli, che consente di sperimentare idee e sapori davvero insoliti provenienti da luoghi e produttori scelti con cura e competenza.

Il pastramiIl cubo di wagyu

Via allora all’arrivo in tavola di una prestigiosa selezione di carne grigliata ma anche cruda, che spazia dal maiale iberico al Black Angus americano e australiano, dalla fassona piemontese alla cinta senese, dal manzo di Kobe giapponese alla Rubia gallega spagnola, proposti come piccoli quadri creativi che quasi spiace smantellare. Oltre ai fantasiosi e innovativi Uramaki di carne, che per la prima volta le regalano una personalità tutta fusion giocando con abbinamenti curiosi e sfiziosi: quattro le proposte, servite in un piatto da otto pezzi (due per tipo) per provarle tutte, tra cui particolarissima quella di tartare di fassona piemontese con top grattugiato di tuorlo d’uovo marinato.

Tbone Black Angus Usa Uramaki di carne

E ancora, tante piccole sfiziosità come il pastrami con petto di manzo australiano, senape al miele e verdure in pane cristallo tipico barcellonese, e i tacos ripieni di Black Angus, verdure e guacamole. Oltre a una sbalorditiva selezione di purè affumicati in tante varianti, dal tartufo al guanciale, dal patanegra al caviale, dai funghi al limone, dal gorgonzola e noci alle acciughe e capperi, per citarne solo qualcuna, che mi ha lasciata davvero a bocca aperta, perché oltre a non essermi mai imbattuta in niente di simile, li ho trovati tutti assolutamente strepitosi.

Costola milanese del primo nato in terra toscana, precisamente a Lucca, questo locale dal design ricercato che sposa il legno al ferro, il vetro all’acciaio, le pietre al bambù, nella sapiente ricerca di un gioco di luci e riflessi tra colori neutri e linee essenziali, prende il nome dal filosofo romano Marco Terenzio Varrone, famoso per i suoi scritti sull’allevamento e l’agricoltura. Peccato non possa venire qui ad assaggiare cosa abbiano scaturito le sue fatiche. Ma non c’è dubbio che ne sarebbe rimasto, anche lui, davvero soddisfatto.

I tacos con Black Angus, verdure e guacamole

 

La Griglia di Varrone
via Tocqueville 7, 20154 Milano
Aperto tutti i giorni dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 19.30 alle 24.00