di Grazia Garlando

Il mare è decisamente il mio elemento naturale. Ha la capacità di elettrizzarmi e rilassarmi al tempo stesso, mettendomi sempre immancabilmente di buon umore. Così quando ho avuto l’opportunità di trascorrere qualche giorno a Lignano Sabbiadoro non me la sono fatta sfuggire. Pensavo a qualche salutare passeggiata sulla battigia, nel fresco della pineta e nella movida serale del centro. E invece ho trovato molto di più.

Lignano è una graziosissima cittadina in provincia di Udine, dove il profumo dei fiori che la colorano si mescola a quello della salsedine emanato da una riviera di sabbia dorata lunga ben otto chilometri, che si susseguono lungo le tre zone – Sabbiadoro, Pineta e Riviera – in cui è suddivisa, con una spiaggia estremamente ampia e invitante che in estate è attrezzatissima per ogni richiesta, dagli stabilimenti balneari con spa e zona fitness alle dog beach accessoriate, dai corsi di sport acquatici alle fat bike per divertirsi autonomamente in acqua. Prendo alloggio al confortevolissimo Hotel Monaco – dove ho perfino trovato la pizza nel buffet della prima colazione, e già questo è bastato a farmelo amare! – nel centro di Sabbiadoro, il cuore pulsante del turismo balneare affollatissimo di negozi e locali di ogni sorta, e dunque paradiso dello shopping e della vita notturna. Un vero toccasana per i camminatori, che passeggiando lungo il corso principale o il lungomare, partendo dalla Terrazza a Mare anni Settanta che rappresenta il simbolo cittadino, possono ritrovarsi senza neppure accorgersene in zona Pineta, caratterizzata ovviamente da una freschissima cintura verde che costeggia la spiaggia, e sempre brulicante di vita e di attività.

Un panorama che cambia visibilmente arrivando nella zona Riviera, dove Lignano va a terminare proprio sul delta del fiume Tagliamento che la separa dalla veneta Bibione, sulla sponda opposta: peccato io non abbia il tempo per usufruire del “passo barca X River”, un servizio che traghetta in battello sull’altra sponda portando con sé, volendo, anche la propria bici personale oppure noleggiandola gratuitamente in loco, per esplorare le due rive pedalando nel verde. Voglio infatti tornare al mio punto di partenza per imboccare poi esattamente la direzione opposta e andarmi a imbarcare all’area di Punta Faro alla volta dell’altra faccia dell’area di Lignano, quella che si estende alle sue spalle specchiandosi non più nel mare ma nella laguna con le sue riserve naturali, e dove la movida della località balneare lascia il posto alla tranquillità di un mondo di pescatori che sembra essersi fermato al tempo passato.

Il motoscafo si allontana dal porticciolo navigando lentamente sulla laguna, ambiente di transizione tra terra e mare con acque salmastre poco profonde, tra allevamenti di molluschi e cartelli segnaletici che emergono curiosamente dall’acqua indicando la direzione per le località più vicine, come Trieste, Venezia e Grado, mentre davanti ai miei occhi appare una manciata di isolotti disabitati che separano mare e laguna, come l’isola delle Conchiglie, la maggiore, che ne segna esattamente il confine. E in pochi minuti, attraversandola completamente fino alla sponda opposta, mi ritrovo a Marano Lagunare, un minuscolo borgo di pescatori di antiche origini, dove il dominio secolare della Serenissima è ancora molto visibile nelle piccole calli e nei graziosi campielli, oltre che nel dialetto veneto che si continua a parlare soltanto qui, invece della lingua friulana adottata dal resto della provincia udinese.

Un piccolo mondo che, chiuso fino a poco più di un secolo fa in una cinta muraria dove si conduceva una vita a sé completamente diversa da quella al di fuori, ha mantenuto un’identità tutta sua, a cui i meno di duemila abitanti tengono moltissimo per conservare tenacemente le proprie radici, saldamente legate a quella laguna che rappresenta la quasi totalità del suo territorio e che, sempre grazie alla pesca, riesce ancora a dare tanto. Attraverso la piazzetta colorata ancora bordata di antichi palazzi nobiliari, e in pochi passi raggiungo la riserva naturale Valle Canal Novo, popolata da uccelli di ogni specie come ibis, fenicotteri e cavalieri d’Italia, mentre più difficili da scorgere, benché presenti, sono mammiferi notturni, pesci, rettili e anfibi. Poi risalgo in motoscafo per addentrarmi alle foce del fiume Stella, nel cuore dell’altra e omonima riserva naturale immersa tra i canneti, dove, tra una vegetazione rigogliosissima e un volo di cigni e germani reali, sorge ancora, praticamente immutato, l’antico e caratteristico villaggio sull’acqua dei casoni, capanni interamente in legno e canne lacustri costruiti e abitati dai pescatori stessi fino alla metà del secolo scorso, quando la barca a remi, unico mezzo dell’epoca, non consentiva loro di percorrere ogni giorno il lungo tragitto da Marano alle zone di pesca migliori. E’ incredibile pensare che qui trascorrevano faticosamente la lunga stagione della pesca, senza luce elettrica né acqua che non fosse quella da cui erano circondati, mentre uno solo di loro raccoglieva il pescato giornaliero di tutti per portarlo in vendita al mercato, tanto che i piatti tipici attuali locali sono rimasti gli stessi di allora, come il brodetto e l’anguilla allo spiedo.

Non posso quindi rientrare senza essermi fermata a mangiare un fritto di pesce fresco alla Bilancia di Bepi, accompagnato da un immancabile vino friulano o da un prosecco: è un piccolo cottage in legno su palafitte con pochi tavoli sotto le frasche e un servizio piacevolmente spartano, dove il proprietario effettua ancora la pesca con le tecniche di un tempo calando scenograficamente in acqua un’enorme rete rettangolare sorretta da un meccanismo basculante (la bilancia, appunto). Uno spettacolo a cui assisto sorpresa e affascinata. Come lo sono da questa terra che merita davvero di essere scoperta.

 

Food&Drink
Gli indirizzi imperdibili per cenare a base di pesce freschissimo sono quelli di Il Giardino Mediterraneo, direttamente sulla spiaggia, e del ristorante Agosti, entrambi in pieno centro di Sabbiadoro, mentre al Bancut Golf Club, immerso nei campi da golf, vivrete una serata luxury da veri vip.
Ma non partite senza andare a visitare l’Azienda vitivinicola Ghenda di Marano Lagunare per un’imperdibile degustazione di autentici vini di laguna praticamente sull’acqua, davvero da provare.