22 febbraio 2019 – Si è seduto al pianoforte di una libreria di San Francisco, dove si trovava lo scorso 14 agosto, e il brano per la sua Genova gli è uscito di getto, dalla pancia e dal ventre. Aveva appena saputo del drammatico crollo del ponte Morandi, e in un attimo è nata C’è da fare, una canzone d’amore per una città ferita a morte, ma anche uno stimolo a rialzarsi e ad aprirsi alla richiesta di aiuto in un momento tanto difficile.
Ora Paolo Kessisoglu quella canzone l’ha incisa con 25 cantanti di ogni genere e generazione, tra i quali i grandi genovesi Gino Paoli e Ivano Fossati, e da oggi è in vendita, edita da Sony Music, su tutte le piattaforme digitali, nei punti vendita La Feltrinelli su Ibs.it e instore, per raccogliere proventi che verranno gestiti dall’Associazione Occupy Albaro – scelta proprio da lui perché, dice, “solo una realtà locale e quindi radicata nel territorio è in grado di capire cosa sia meglio fare, e inoltre sono amici di lunga data del cui operato mi fido ciecamente” – insieme a Regione Liguria e Comune di Genova, per un progetto di riqualificazione territoriale della Valpolcevera e della sua cittadinanza, mentre la donazione con bonifico bancario può essere fatta a:
IBAN: IT79 A02008 01423 000 105496385 – Intestazione conto: OCCUPY ALBARO – Causale: CEDAFARE

“Genova è la città in cui sono nato e dove vivono ancora i miei genitori, quindi, anche se non ci abito più, è e resterà sempre un pezzo di me: il posto in cui sei nato, cresciuto e formato ti entra inevitabilmente nelle vene, e questo per me non cambierà mai. Tra l’altro è lì che ho conosciuto Luca, a scuola di recitazione, quando ero poco più che ventenne, e nonostante non ci fossimo piaciuti subito perché eravamo due spiriti irrequieti, presuntuosetti e anche un po’ prepotenti, poi abbiamo trovato l’incastro perfetto, quindi Genova ha dato avvio anche alla mia carriera. Io però, forse per le mie origini armene e quindi con la diaspora nel sangue, sento di non appartenere a nessun posto. Ho uno spirito zingaro: la mia emotività prevale quando mi trovo in un luogo per me significativo, ma al tempo stesso posso fare i bagagli e trasferirmi altrove senza problemi. Ad esempio, fatico a capire quelli che, dopo un po’ di tempo in vacanza, sentono il desiderio di tornare a casa. Io riesco a stare sempre benissimo dove sono, e senza nostalgia.”