Per me ha sempre avuto il sapore dell’estate, frizzante e solare come la più bella delle stagioni. Che mi trovassi sulla spiaggia di giorno o al cinema all’aperto di sera, quella preziosa bottiglietta gialla e rugosa come la buccia del cedro è sempre stata la mia inseparabile compagna di vacanza, insieme alla voce di Mina che la pubblicizzava con un jingle rimasto indimenticabile. Per questo andare a vedere dove e come nasce la mia preziosa cedrata mi ha davvero emozionato. Soprattutto perché ho scoperto che il processo produttivo è rimasto più o meno lo stesso di 225 anni fa, quando tutto è cominciato.

Fin dal 1400 la folta presenza sul lago di Garda di limonaie prodighe di cedri e limoni ha dato il via a deliziosi prodotti a base di cedro, come liquori, caramelle e scorzette al cioccolato. Ed è a metà del Settecento che nasce la storica azienda, inizialmente farmacia e spezieria nel centro storico di Salò, e poi traslocata nell’attuale sede (comunque poco distante) da cui non si è più mossa. E dove da allora, solo ed esclusivamente qui, si compie l’intera magia del processo produttivo.

Il mio viaggio nostalgia comincia tra vecchi libri contabili, etichette originali e celebri manifesti pubblicitari, mentre in sottofondo risuonano le note dell’immortale jingle. Poi entro nella sala della pelatura, dove i cedri vengono sbucciati per poi essere rimandati ai produttori nelle campagne calabresi dove sono stati raccolti a mano, che li utilizzeranno per farne frutta candita e dolciumi vari. E tra giganteschi alambicchi di rame originali e macchinari moderni, prende il via tutto il processo di infusione, distillazione e produzione dello sciroppo, ancora rigorosamente artigianale e con la stessa formula segreta di sempre. Si chiude con l’imbottigliamento e l’etichettatura, che siglano una produzione totale di quasi 200.000 bottiglie al giorno soltanto di cedrata: negli ultimi anni sono nati altri soft drinks al profumo di fiori e frutti (l’ultima novità è la Pescamara che sposa pesca e mandorla amara), gli sciroppi e gli spirits. E’ un mondo fatato di dolcezza e di freschezza, di natura e genuinità, in cui loro si ritengono simpaticamente “lo champagne delle bibite analcoliche”.
E io penso che in questo momento non vorrei bere nient’altro: accarezzo una bottiglietta rugosa, la avvicino lentamente alle labbra e assaporo a fondo tutto il gusto di quelle mie spensierate estati di bambina.