Oltre duemila prosciutti affettati in quaranta ore. Vale a dire, l’intera durata della 29ma edizione di Aria di Festa, tradizionale evento celebrativo del celebre prosciutto San Daniele, quest’anno dal 28 giugno al 1° luglio nell’omonimo borgo friulano. Più che una sagra gastronomica, l’omaggio di un territorio al suo prodotto d’eccellenza, sottolineato da un fitto cartellone di appuntamenti tematici che prevedono degustazioni negli stand e nei ristoranti, tour dei prosciuttifici di zona grazie a un comodo bus navetta, laboratori per imparare a tagliarlo (a mano o affettato sottilissimo), mangiarlo e conservarlo, in un allegro clima di festa arricchito da musica e spettacoli che per quattro giorni trasforma il piccolo borgo nel centro del Friuli, a metà tra le Alpi e l’Adriatico in una condizione climatica responsabile in gran parte delle prelibate caratteristiche del prodotto, in un’immensa tavola imbandita.
“Se chiudo gli occhi e penso all’Italia vedo il caffè, la mozzarella di bufala campana e il prosciutto di San Daniele, che amo accompagnare con un bicchiere di Lacrima di Morro d’Alba o di san daniele prosciutto02Montepulciano Classico; del resto, il cibo parla della nostra storia e della nostra cultura, ed è uno dei più straordinari strumenti di promozione del nostro Paese -afferma l’attrice Luisa Ranieri, quest’anno madrina della kermesse-. Amo moltissimo le pietanze tradizionali delle tavole regionali e adoro cucinare i primi piatti, come paccheri, pasta e patate, pasta e piselli, comprando frutta e verdura ai mercatini rionali, da sposare a un buon vino rosso, poco corposo e non fermo. Penso molto più alla qualità che ai valori nutrizionali e alle calorie”.

Se voi, invece, temete di ritrovarvi al termine della manifestazione con qualche kg di troppo, basta affiancare agli appuntamenti gastronomici qualche sana passeggiata culturale o naturalistica, le cui mete abbondano: tra le antiche mura e il castello del paese si possono scoprire i preziosi codici miniati della biblioteca Guarneriana che riaprirà al pubblico per l’occasione dopo un lungo restauro, la Casa del Trecento –la più vecchia del borgo, sopravvissuta anche al terremoto del 1976-, i magnifici affreschi della chiesa di Sant’Antonio che le hanno regalato il soprannome di “Sistina di San Daniele”, le sculture del Fonte Battesimale rinascimentale della chiesa di San Michele Arcangelo.
Nei dintorni, invece, i mosaici di Aquileia e la Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, i 38 esemplari di cicogne all’Oasi dei Quadri a Fagagna, le filande del primo Novecento di Dignano e Carpacco, il Castello di Villalta con la sua leggenda di Ginevra di Strassoldo imprigionata in una statua, che, si dice, appaia nelle notti di luna piena, la cascata del Cimano, la Riserva Naturale dei grifoni del Lago di Cornino, le quattrocento specie di lepidotteri della “Casa delle Farfalle” di Bordano.
L’importante è tornare in centro in tempo per il rito del taj, l’aperitivo con vino bianco, formaggio e prosciutto di San Daniele, così chiamato perché una volta il taglio sul bicchiere indicava fin dove doveva essere riempito. Ora non ce n’è più bisogno.

Foto di Marco Signorini