Bastano due o tre giorni per esplorare la piccola e graziosa regione slovena del Prekmurje e vederne le pur numerose attrattive. Prima tra tutte, ebbene sì, le cicogne!
Girando infatti lungo le poco trafficate strade dell’estrema regione slovena dell’est al confine con Austria, Ungheria e Croazia, è impossibile non restare colpiti dai tanti nidi che campeggiano sui tetti delle case, campanili, alberi o pali della luce: costruiti con rami e bastoncini e foderati con fango e paglia, superano il metro di diametro e di altezza, e possono arrivare a pesare fino a 500 kg.
Qui, infatti, la storklja (nome sloveno della cicogna bianca) è di casa, tanto da esserne diventata l’emblema e il simbolo turistico, conquistandosi addirittura l’effigie sulla moneta da un centesimo. Dunque, a chiunque fa piacere che la sua casa o il suo villaggio venga da lei scelto per costruire il nido, sapendo anche che resterà abitato per un paio di decenni, in quanto l’animale è per tradizione simbolo di fedeltà, fecondità e felicità. La gran parte delle coppie resta infatti monogama per tutta la vita, circa tent’anni, e ritorna ogni anno a occupare lo stesso nido: insieme lo costruisce, vi cova e vi alleva amorevolmente i piccoli, che cominciano a volare dopo due mesi, tenendo alta la bandiera di specie migratrice che compie stagionalmente trasferimenti dai luoghi caldi di svernamento a sud a quelli temperati di riproduzione a nord anche di 12.000 km, volando solo di giorno. In primavera prima arrivano i maschi per sistemare i nidi, poi le femmine, mentre a fine estate partono in stormi prima i giovani, poi i maschi e infine le femmine.
Molti sono i significati a lei attributi nel tempo: in Egitto era simbolo di rispetto filiale verso i genitori, in India, Cina e Giappone emblema di longevità, in Grecia era l’animale sacro a Hera, sposa e sorella di Giove e dea del matrimonio, così come a Roma per la corrispondente Giunone. Per tutti, la cicogna è la titolata portatrice dei bambini, dovuto forse al fatto che, osservata in volo mentre costruisce il nido, sembra trasportare nel becco un neonato.
Ed è un vero peccato che dal 1600 la specie abbia cominciato a ridursi drasticamente, fino a scomparire del tutto da parecchie zone. Ma qui, nel piccolo Prekmurje, è ancora più presente che mai. E continua, pur essendo muta per natura, a intrattenere un felice dialogo con gli abitanti semplicemente battendo il becco.