Pensava di andare a Lampedusa. E invece si è ritrovato a Pantelleria. Già che c’era, l’ha esplorata. E si è accorto di aver trovato la sua isola del tesoro. Sono passati vent’anni e da allora Stefano D’Orazio ne ha fatto il suo buen retiro.

Come ci sei arrivato?

Mi piace pensare che sia stata Pantelleria a scegliermi. Perché io, in realtà, non desideravo altro che salire sul primo aereo per riprendere fiato dopo una lunga e faticosa tournèe con i Pooh. L’ultima data era stata Milano, e così la mattina dopo all’alba, senza neppure i bagagli, mi sono precipitato in aeroporto. Il primo volo era diretto proprio là. E forse per l’eccessiva stanchezza, la mia mente si è focalizzata sull’isola sottostante. Quando sono atterrato in un pittoresco capannone che tutto aveva fuorché l’aspetto di un aeroporto, e ho cercato un taxi che mi portasse alla Spiaggia delle Tartarughe dove aveva casa Domenico Modugno, mi sono sentito guardato come un marziano. E finalmente ho realizzato l’equivoco.

Quindi cosa hai fatto?

Ho colto l’occasione di andare alla scoperta di un posto che non conoscevo affatto. Ho affittato una piccola auto e per quindici giorni ho esplorato l’isola in lungo e in largo. Imbattendomi di volta in volta in meraviglie della natura inimmaginabili: il Lago di Venere, le discese al mare scavate dalla lava, le saune naturali…E ogni volta mi sentivo addosso una strana energia, indecifrabile ma incredibilmente positiva.

Hai preso casa?

Soltanto dopo dieci anni di ricerche! Mi ero affidato a una persona del posto per qualche consiglio, ma per lui non ne andava mai bene una. Fino a quando si è illuminato davanti a un rudere che io non avrei neppure preso in considerazione. E’ allora che ho scoperto l’importanza di assistere allo spettacolo delle albe e dei tramonti, di evitare maestrali e tramontane, perfino di possedere una grande cisterna per raccogliere l’acqua piovana in mancanza di quella corrente. Ho trasformato quel rudere a mia immagine e somiglianza. E ne ho fatto il mio rifugio. Nel mio luogo del cuore.

Ci vai spesso?

Ogni volta che posso, anche se devo ammettere che i collegamenti sono ancora un po’ difficoltosi e costosi, soprattutto d’inverno quando non esistono voli diretti. Ma è il periodo che preferisco, perché l’isola è di pochi e il ritmo della mia vita cambia radicalmente. Quando posso prendermi una vacanza o quando devo lavorare su un progetto importante ci resto anche a lungo. Inizio a scrivere, e in un paio di settimane riesco in quello che altrove mi richiederebbe mesi. E’ come se le storie uscissero da sole, e fossero i protagonisti stessi a raccontarle a me. Lì sono nati i miei brani più belli degli ultimi dieci anni con i Pooh, i miei musical successivi, la mia autobiografia. Tutto quello a cui do vita lì funziona sempre alla grande.

Ma ogni tanto andrai pur altrove?

Il mio mestiere di suonatore di tamburo mi ha regalato una vita da viaggiatore in ogni angolo del mondo. Ma alla fine vedevo poco più di stadi e teatri, alberghi e aeroporti, fino a diventarne proprio saturo. Sarà per questo che adesso l’idea di imbarcarmi in un altro viaggio non mi alletta più di tanto. A meno che non fosse nei minuscoli isolotti maldiviani fuori dal mondo. Vedi che finisco per ricercare sempre gli stessi schemi?