Abruzzo, Majella di boschi e di borghi

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di Grazia Garlando
Ogni tanto mi ci vuole. Fuggire dalla mia frenetica e rumorosa città che amo tanto, per rifugiarmi nell’immensa magia della natura. A respirare il suo silenzio, la sua lievità, i suoi colori e profumi che avvolgono sensi e anima. Non conoscevo questo angolo di Abruzzo interno dominato dalla Majella, la montagna carsica e calcarea affacciata sul mare Adriatico che gli abitanti locali chiamano affettuosamente “il panettone” per via della sua forma morbida e tondeggiante simile a quella di una cupola schiacciata, a differenza della struttura molto più dolomitica del vicino Gran Sasso. Un nugolo di paesini fiabeschi a meno di trenta chilometri da Pescara, con i centri storici di pietra addobbati di fiori freschi e colorati, e vicoli così stretti in cui le case sembrano quasi toccarsi.
Abruzzo Majella02Il più grande, con i suoi duemila abitanti, è Caramanico Terme, ex borgo medievale posto su uno sperone roccioso lungo e stretto, dominato dai ruderi di un’antica fortificazione a controllo e difesa della vallata. Mi aggiro tra strade dai nomi curiosi come via dell’Allegria, vico del Pulcino, via del Fischietto, e botteghe che vendono specialità tipiche come le uova di quaglia e gli arrosticini, il miele e i legumi, mentre tutt’intorno il passato vive nei resti delle antiche mura di cinta e dei palazzi gentilizi seicenteschi, nelle fontane ornate di mascheroni e nei portali medievali in pietra lavorata, nei suggestivi sottopassi, archi e gradinate. Passo davanti all’antico convento dei Domenicani e raggiungo la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, dove il parroco conserva ancora il titolo di “abate” perché un tempo rappresentava il punto di riferimento del vescovo. Ha un bel portale quattrocentesco in pietra locale decorato con una simbologia relativa alle virtù, e una lunetta che rappresenta l’incoronazione della Vergine e costituisce un raro esempio di arte tedesca in loco. Poi scendo fino al quartiere San Maurizio, caratterizzato dal percorso delle edicole mariane del 1791, che gli abitanti chiamano le “sette Madonne sorelle”, sulla scia dei pellegrinaggi devozionali popolari.
In zona ci sono tanti borghi ancora più piccoli, prima tra tutte le graziosa frazioncina di Decontra, che accanto alla minuscola chiesetta sfoggia ancora case dalla struttura costruttiva tipica locale e conta meno di cento abitanti, e poi Salle, Sant’Eufemia e Roccamorice, che non superano i quattrocento. Ma la chicca è senza ombra di dubbio la minuscola Roccacaramanico, con la sua storia singolare e affascinante. Arroccata sulle pendici montuose, nel dopoguerra iniziò progressivamente a spopolarsi: alla fine degli Abruzzo Majella03anni Sessanta era rimasta soltanto un’anziana, unica abitante di un paese ormai fantasma. Qualche anno fa è cominciata un’intensa operazione di recupero, che l’ha visto risorgere attraverso la costruzione di dimore in pietra della Majella adeguate all’ambiente. Nessuno è più tornato a risiedervi, ma molte famiglie della zona l’hanno scelta come località di vacanza. Perché ancora adesso è veramente suggestiva, come se il suo passato fosse sempre lì a custodirla. E poiché ormai mi sono calata in quest’atmosfera di pace solenne, decido di immergermi fino in fondo.
Indosso le mie scarpe da montagna e inizio ad addentrarmi nella riserva naturale della Valle dell’Orfento, area protetta nel cuore del Parco Nazionale della Majella. Accessibile, ma ancora fascinosamente selvaggia. Mi imbatto subito in un’area di allevamento in semilibertà delle lontre, ma mi spiegano che potrei anche avvistare le aquile e incontrare volpi, cervi, caprioli, camosci e cinghiali che si aggirano liberi, come dimostrano le loro chiarissime impronte sui sentieri faunistici che si dipanano tra orchidee e fragole di bosco, stelle alpine e piante insettivore: quanto mi piacerebbe vedere il camoscio abruzzese, ritenuto dagli esperti il più bello del mondo grazie a una sorta di mascherina scura che madre natura gli ha disegnato sul muso! Ci sono anche il lupo e l’orso bruno marsicano che vive soltanto qui, ma quelli, per fortuna, escono solo di notte… In compenso, davanti ai miei occhi inizia a pararsi un incredibile scenario naturale che ricorda quello del Grand Canyon, con pareti di roccia calcarea dove il lavoro di erosione delle acque ha scavato canaloni a picco verso la valle, e grotte rocciose un tempo abitate da eremiti, briganti e pastori. Sono state trovate perfino tracce di lavorazione della selce, a testimonianza di una presenza umana risalente addirittura all’era paleolitica.
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Mi addentro sempre di più all’interno del bosco, in un continuo saliscendi su ripide “scalelle” rocciose bagnate da cascatelle frizzanti, e arrivo fin quasi a toccare il bordo del fiume Orfento, con le sue acque limpide in cui nuotano le trote e i graziosi ponticelli in legno che lo scavalcano. E quando uno scoiattolo passa sopra la mia testa spostandosi tra i rami degli alberi, e mi trovo accanto le enormi foglie di farfaraccio che fino ad ora avevo visto solo nel Paese delle Meraviglie, mi chiedo se anch’io, come Alice, non sia preda di un sogno. Perché anche se sono a due passi dal centro abitato, qui mi sembra di stare in una dimensione del tutto fiabesca. Mi riporta alla realtà un improvviso volo di rondini, così vicine che posso quasi toccarle: qui si dice che quando volano così basse è in arrivo il maltempo. E allora lascio il bosco, e decido di beneficiare delle secolari acque termali e sulfuree che sgorgano dalle pendici della montagna, e che costituiscono indubbiamente una grande ricchezza per la zona.
Abruzzo Majella06Nel vicino centro benessere in cui alloggio, La Réserve, se ne può usufruire a tutto tondo: bevendole, inalandole o sottoponendosi ai fanghi, con effetti antinfiammatori e benefici per le patologie dell’apparato respiratorio e locomotorio. Ma anche attraverso la linea interna ed esclusiva di prodotti cosmetici come creme, sieri, detergenti e acque idratanti, di cui sono componenti fondamentali allo scopo di rimineralizzare e purificare la pelle. Essere qui e non farsi coccolare è praticamente impossibile. Quindi decido di sperimentare uno dei nuovi trattamenti di questa stagione, il Lomi Lomi, antico massaggio hawaiano avvolgente e rilassante effettuato con movimenti ritmici e armoniosi di mani e avambracci: una vera esperienza! E poi il Massaggio Plantare, che coinvolge piede e polpaccio agendo piacevolmente sul sistema circolatorio e articolare. Oltre, naturalmente, a un’immancabile pulizia termale del viso. Per la cronaca, quest’anno la struttura ha introdotto anche le Clinic del Benessere, sessioni intensive di trattamenti mirati, a scelta, su pelle, postura, respirazione, remise en forme e relax, per raggiungere l’obiettivo anche in un solo weekend. Oltre a programmi dietologici settimanali per perdere peso, ma soprattutto per imparare a nutrirsi correttamente. Anch’io, però, ho raggiunto il mio obiettivo: tornare in città portando con me un po’ di rigenerante potenza della natura. Mica roba da poco.
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Dove alloggiare: a La Réserve, a Caramanico Terme (PE), per sperimentare la salutare acqua termale e sulfurea con tanti trattamenti benessere, e gustare le specialità gourmet del ristorante interno Le Regard.
Come arrivare: da Roma transfer in partenza dalla stazione Tiburtina per Caramanico Terme, da Milano voli da Linate e Orio al Serio a Pescara, poi shuttle bus.
Info: Il Parco Nazionale della Majella abbraccia le provincie di Chieti, Pescara e L’Aquila www.parcomajella.it
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