Sapevate che il territorio di Caserta e dintorni custodisce siti archeologi, artistici e architettonici davvero sorprendenti? Incredibilmente conservati dal tempo, troneggiano con il loro bagaglio di storia antichissima. Raccontando un passato importante che vale assolutamente la pena andare a scoprire.
Mi sono addentrata nei loro meandri con la collaborazione della Camera di Commercio di Caserta. E vi propongo cinque realtà da andare assolutamente a visitare.
1. La Reggia di Caserta
Se la chiamano la Versailles italiana, un motivo ci sarà. La Reggia è uno dei complessi monumentali più grandiosi d’Europa, tanto da essere assurta a Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Voluta dal re Carlo di Borbone nel XVIII secolo e progettata dal geniale architetto Luigi Vanvitelli, è un dialogo armonico tra arte, architettura e natura. Che, con le sue 1200 stanze, sfoggia una magnificenza di ambienti interni con scalinate monumentali, affreschi luminosi, sale di rappresentanza decorate con stucchi e marmi preziosi.
Tutt’intorno, l’immenso Parco Reale si estende tra cascate, fontane scenografiche e giochi d’acqua ispirati alla mitologia. Oltre al celebre Canale, che accompagna lungo un percorso naturale e suggestivo fino alla monumentale Cascata del Vesuvio, uno dei simboli del complesso. Affascina anche il Giardino Inglese, oasi romantica voluta da Maria Carolina d’Austria, con laghetti, sentieri ombrosi e rovine artificiali in un’atmosfera quasi fiabesca.
2. L’Anfiteatro di Spartaco di Santa Maria Capua Vetere
Nel cuore di Santa Maria Capua Vetere si erge l’Anfiteatro Campano, noto anche come Anfiteatro di Spartaco. Secondo la tradizione, infatti, è proprio qui che lo schiavo trace diventato simbolo di libertà diede inizio alla celebre rivolta del 73 a.C.
Costruito tra il I e il II secolo d.C., e secondo in Italia per grandezza solo al Colosseo, riporta all’epoca in cui Capua era uno dei centri più importanti dell’Impero Romano. Ospitando la più celebre scuola di gladiatori dell’epoca.
Sfoggia un’ellisse monumentale, arcate imponenti e un’ingegnosa struttura sotterranea ancora perfettamente leggibile. Dove si preparavano gli spettacoli, si custodivano gli animali e si muovevano i gladiatori in attesa del loro ingresso nell’arena.
Il complesso include anche il Museo dei Gladiatori, che offre un percorso immersivo tra reperti, ricostruzioni e pannelli didattici utili a comprendere la vita e il mito dei combattenti dell’antichità.
3. Il Mitreo di Santa Maria Capua Vetere
Sotto le strade moderne di Santa Maria Capua Vetere si nasconde, interamente scavato nel tufo, il Mitreo, uno dei templi dedicati al dio Mitra meglio conservati in Italia.
Raccolto e avvolgente, evoca un culto diffusissimo all’epoca in tutto l’Impero Romano. Con gli affreschi originari che raccontano, al centro, la scena della tauroctonia, iconica raffigurazione di Mitra nell’atto di sacrificare il toro, circondato da simboli cosmici e figure mitologiche. E colori sorprendentemente vividi, luci soffuse e un silenzio profondo.
Accanto alla sala principale, i corridoi e i piccoli ambienti laterali permettono di intuire l’antico e misterioso culto mitraico, riservato a pochi iniziati, che trovava nei santuari sotterranei il luogo ideale per i propri rituali.
4. La Basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis
A pochi chilometri da Capua, è un gioiello dell’arte medievale che fonde armoniosamente influenze romaniche e bizantine.
Edificata sui resti di un tempio romano dedicato a Diana, conserva affreschi straordinari bizantino-campani, tra cui spicca il maestoso ciclo della vita di Cristo, con dettagli e colori ancora intensi dopo quasi un millennio. Particolarmente suggestivo è il grande mosaico dell’abside.
L’edificio, a tre navate, colpisce infatti per la sua eleganza semplice e per l’equilibrio tra architettura e decorazione pittorica.
5. E per finire…la pizzeria I Masanielli di Caserta
La degna chiusura di questo tour storico-artistico non può che essere un’altrettanto coinvolgente e imperdibile Pizza Experience in quella che la guida online 50 Top Pizza ha decretato la migliore pizzeria. E non soltanto in Italia, ma proprio nel mondo.
Il suo fondatore e maestro pizzaiolo Francesco Martucci è ormai un vero e proprio simbolo di eccellenza nella pizza contemporanea. Perché utilizzando e accostando magistralmente i migliori ingredienti del Bel Paese, sforna pizze creative, a volte sorprendenti, che lasciano il palato più appagato che mai. Anche grazie a differenti modalità di cottura, spesso abbinate tra loro, che le rendono croccanti e leggere. Non perdetevele, sarebbe davvero un peccato!
di Grazia Garlando
All’interno chilometri di curve circondati da aspre montagne dipinte di verde, a tratti bordate di ginestre e fiori di campo. All’esterno, piccole baie graziose che compaiono all’improvviso quasi lambendo la strada con il loro mare trasparente e le loro spiagge chiare.
Voilà la Corsica, soltanto 186 km di lunghezza per 74 di larghezza, una delle isole del Mediterraneo meno popolate con il suo totale di 300.000 abitanti. E quindi una vera delizia: di silenzio e tranquillità, di clima e natura, di contrasti e sfumature. Un posto ricco di storia che ne conserva ancora forti testimonianze, dalle maestose torri genovesi edificate nell’antico periodo di occupazione ai quattro angoli dell’isola per difenderla dagli assalitori, alla casa natale di Napoleone Bonaparte ad Ajaccio, ora museo nazionale, fino alle numerose cittadelle fortificate presenti un po’ ovunque. E ricco di sorprese, come quella di trovarsi fianco a fianco con le mucche sulla spiaggia di Barcaggio, a Cap Corse sull’estrema punta nord dell’isola, che, pascolando nei dintorni, si allungano senza paura fino al mare; o quella di riuscire a comunicare perfettamente in lingua corsa, incredibilmente simile all’italiano con il colore di qualche “u” in più….
Il viaggio sulla cosiddetta Isola della Bellezza non può che partire da Bastia, raggiungibile via mare in quanto i collegamenti in volo con l’isola sono previsti solo in piena estate tra Roma e Ajaccio. La vivace capitale della Corsica del nord, caratterizzata da case alte con le imposte dipinte, belle boutique e piccoli forni tradizionali, dà il benvenuto sull’enorme piazza San Nicolas, che conduce al pittoresco vecchio porto dominato dalla seicentesca chiesa di San Giovanni Battista, la più grande dell’intera isola la cui costruzione è durata ben trent’anni, dal 1636 al 1666, arrampicandosi poi fino alla monumentale bastiglia, che dà appunto il nome alla città. Un’antica cittadella affascinante e ricca d’atmosfera, che si snoda tra vicoli e piazzette inglobandosi però in perfetta sintonia con i quartieri più recenti, tra le tante chiese barocche del 17° e 18° secolo. E se riscendendo attraverso i giardini si è fatta l’ora dell’aperitivo, è praticamente d’obbligo una sosta in piazza ai locali del primo Novecento di Mattei, creatori del tipico aperitivo Cap Corse, dove degustarne (e anche acquistarne) diverse tipologie in un’autentica atmosfera da Belle Epoque.
Inoltrandosi nel cuore dell’isola, a circa metà strada tra Bastia e Ajaccio, ci si imbatte in un’altra splendida cittadella sovrastata da un antico castello, quella di Corte, che domina i paesaggi dell’Alta Corsica da una spettacolare posizione che le è valsa il soprannome di Nido d’aquila, e di cui si può godere dalla terrazza del belvedere a 100 metri d’altezza, che si allarga anche alla vallata del Restonica e del Tavignanu. Unica tra tutte le cittadelle corse a trovarsi nell’entroterra, la quattrocentesca struttura fondata dai genovesi domina il minuscolo e pittoresco centro arroccato intorno alla suggestiva piazzetta, ospitando il museo regionale di antropologia della Corsica dedicato alla cultura locale, che espone oggetti quotidiani dell’antica civiltà contadina e poi preindustriale, dagli indumenti alle bisacce, dagli utensili da cucina ai telai, dai coltelli ai secchi per la mungitura, fino alle miniere e alle fabbriche, mentre in cabine acustiche risuonano le musiche tradizionali come i canti religiosi e le danze tipiche, e in un’apposita sala sfilano le confraternite religiose tanto rappresentative nella storia locale. Tutt’intorno, si sviluppa la molto più recente città universitaria, che fa di Corte il cuore intellettuale dell’isola. Ed è da lì che, attraversando foreste di faggi, ruderi di antichi fortini e perfino un ponte costruito con il materiale della Tour Eiffel, ci si addentra verso splendidi siti naturali dell’interno, primi tra tutti il monte Rotondo e le spettacolari gole di Restonica, scolpite dal fiume omonimo che scava la roccia nel bosco per circa 15 km intervallando con vasche perfino balneabili, ma anche la foresta di Vivazzona con le Cascate degli Inglesi e le loro piscine naturali, che valgono sicuramente la fresca passeggiata sui sentieri scoscesi e ombreggiati.
In Corsica non ci sono autostrade, proprio per non deturpare il paesaggio naturale, dunque è bene essere dotati di uno stomaco robusto in grado di contrastare gli infiniti tornanti che la percorrono tutta, scendendo, in questo caso, fino ad Ajaccio, dove la vista torna sul mare allargandosi sul più grande golfo dell’isola con spiagge di sabbia fine, tra cui quella deliziosa di Barbicaja con mare trasparente e suggestiva vista sulle celebri Isole Sanguinarie. Suddiviso tra la “città imperiale” e la “città genovese”, il grande porto e le stradine colorate dei vecchi quartieri, la cittadella sul mare e la cattedrale, il centro storico della capitale della Corsica del sud sfoggia ancora tante tracce del suo nato più celebre, Napoleone Bonaparte: la Maison Bonaparte in cui nacque, il Salone di Napoleone presso il Comune, e sette monumenti che lo ritraggono in vario modo, tra cui il principale è la maestosa statua equestre nella centralissima piazza de Gaulle.
Ma la lunga e antica storia isolana è scritta da molto tempo prima anche nei vicini territori del Sartenaise e del Valinco, culle del megalitismo corso, dove si concentrano i due terzi del giacimento di megaliti dell’intera isola che ne fanno uno dei più importanti siti del Mediterraneo occidentale: notissimo quello di Filitosa, i cui menhirs e dolmens, insieme a quelli di Cauria, Palaggiu e Fontanaccia, raccontano la vita dei primi abitanti della Corsica. Ed è da lì che, scendendo sempre più a sud sul litorale, in una continua successione di spiagge e cale in cui si avvicendano, tra gli altri, il piccolo e grazioso porto di pesca di Porto-Pollo, la tenuta protetta di Roccapina e la cittadina balneare di Propriano, nel cuore del golfo del Valinco, che si raggiunge Bonifacio, ambitissima meta turistica, anche di vip, per la sua straordinaria bellezza, fondata nel lontanissimo 1195 e dove risedettero perfino San Francesco nel 1215, e l’Imperatore Carlo Quinto nel 1541. E chissà se anche loro sono rimasti incantati dalla spettacolare città alta con le vecchie case a strapiombo sulle falesie a 60 mt di altezza che sembrano sorgere direttamente dalla roccia (tra cui troneggia anche l’austera e un po’ inquietante ex sede della Legione Straniera, attualmente in attesa di nuova destinazione), dal dedalo di piazzette e viuzze che, in un saliscendi continuo, si aprono improvvisamente sulla suggestiva veduta di Cap Pertusat, l’estrema punta meridionale della Corsica, e sul maestoso scoglio del Grain de Sable, dalle tante spiaggette bianche lambite da acque verdissime che compaiono all’improvviso strette tra le rocce. Uno spettacolo della natura ancora più ammirabile dal mare, partendo dal porto della brulicante marina per andare alla scoperta delle celebri Bocche di Bonifacio tra pinnacoli e falesie, rocce che emergono dal verde e curiose grotte marine, come quella che sembra riprodurre incredibilmente il cappello di Napoleone e quella a cielo aperto di Sdragonato, e a un passo dall’incantevole riserva naturale delle Isole di Lavezzi, con l’isola omonima e quella, supervip, di Cavallo.
Ed è proprio da questa splendida Bonifacio, dove sembra che basti allungare una mano per toccare la Sardegna scorgendo nitidamente la cittadina di Santa Teresa di Gallura, che si comincia la risalita sul versante opposto, dove, passata l’altra grande località turistica tanto amata dagli italiani, Porto-Vecchio, non si può mancare di visitare, nella zona archeologica della bassa valle del Tavignanu, la piccolissima Aleria, che conserva il suo passato di ex capitale romana dell’isola con l’unico sito archeologico d’epoca ancora presente, che ne mantiene resti ben visibili. E mentre quindi la nitida vista sulle isole italiane si sposta dalla Sardegna all’Elba, che dista solo 80 km, su su fino a oltrepassare appena Bastia, ecco che l’incantevole e minuscolo borghetto di Erbalunga, che estende la visuale anche su Capraia, apre l’accesso a Cap Corse, il celebre “dito” al nord della Corsica. Un delizioso benvenuto in una delle zone più suggestive di tutta l’isola, fatto di case a bordo d’acqua che paiono volerne diventare un tuttuno, piazzette, viuzze e scalinate di pavé, punti panoramici che si svelano all’improvviso e un piccolo porto con vista imperdibile su mare e montagna.
Su, sempre più in su, la Corsica continua a svelare, curva dopo curva, spiaggia dopo spiaggia, il suo fascino discreto fatto di vento e natura, coralli rossi e montagne verdi, mercati e musei; di sapori tipici di castagne e melanzane, di carni e salumi, di mirto e formaggi. Perché può bastare un fiadone, il dolce tipico a base di brocciu (formaggio locale simile alla ricotta), uova, zucchero e limone, gustato lentamente davanti al mare per assaporare il morbido e intenso gusto dell’isola. L’isola della Bellezza, per l’appunto.
Il resort d’eccellenza Su un ex terreno agricolo di oltre 2000 ettari e 8 km di spiaggia, nel cuore della natura di Sartène, nel sud dell’isola, alcune maisons de maîtres e ovili del secolo XVII sono stati restaurati e trasformati in villette deluxe, immerse nella campagna ma affacciate su un paradiso quasi irreale di sabbia bianca e mare blu, su cui vegliano il maestoso Leone di roccia di Roccapina e l’imponente Torre genovese. Si tratta della lussuosissima Tenuta di Murtoli, un posto quasi irreale dove vivere una vacanza da sogno, tra passeggiate a cavallo e partite di golf, con ristorante direttamente sulla spiaggia per assaporare seduti sotto un gazebo con i piedi sulla sabbia i sapori tipici e raffinati della tradizione corsa. Il pranzo d’eccellenza A “Le Restaurant sur l’eau” presso l’Etang d’Urbino, Ghisonaccia, una grande palafitta in legno direttamente sullo stagno nel quale si allevano enormi ostriche e cozze che vengono servite in tavola, insieme a crostacei e pesci di vario genere accompagnati da ottimi vini locali. Lo stagno è classificato patrimonio naturale e il pranzo è una vera delizia. Assolutamente consigliabili anche il panoramico Restaurant Chez Pechsulla deliziosa spiaggia di Barbicaja, ad Ajaccio sulla strada delle Isole Sanguinarie, il centralissimo Stella d’Oro nei fascinosi vicoli di Bonifacio, il romantico L’Esquinade a Erbalunga che si specchia nel mare, e il saporito Auberge de la Restonica nella fresca vallata della Restonica, in quel di Corte.
Piacevolissima, per raggiungere l’isola della Bellezza, la traversata con Corsica Ferries, attiva tutto l’anno da Savona e Livorno, oltre che da Tolone e Nizza: le numerose navi che viaggiano di giorno e di notte offrono, oltre a diverse attività a bordo, una cucina raffinata e di qualità con prodotti freschi, e uno staff cortesissimo è sempre pronto a soddisfare ogni richiesta (per info tel: 199 400 500).
Di Grazia Garlando
“La vita è un viaggio da fare a piedi” sosteneva lo scrittore britannico appassionato viaggiatore, Bruce Chatwin. E così, in questa tarda estate da vivere fino all’ultimo a tutta natura, ho deciso di prenderlo in parola. Mettendomi letteralmente in cammino su quella via Francigena battuta fin dall’alto Medioevo dai pellegrini europei per raggiungere Roma, cuore della cristianità. Il tragitto completo, effettuato nell’anno 990 in settantanove giorni dall’Arcivescovo Sigerico dopo la sacra investitura, si snoda da Roma a Canterbury, per 1800 chilometri. Io ne ho percorso un tratto nel cuore verde del Piemonte, su quella cosiddetta via Francigena Morenico-Canavesana (il Canavese è l’area regionale compresa tra Torino e la Val d’Aosta) che attraversa tredici comuni tra Torino e Biella per 55 chilometri, compresa Ivrea, il capoluogo del Canavese, situata a metà del cammino.
Poiché alloggio proprio lì decido di visitare subito questa graziosa cittadina collinare bagnata dalla Dora Baltea, sorta in epoca romana come accampamento militare difensivo, di cui il centro storico conserva ancora la struttura urbanistica con cardo e decumano, l’attuale via Palestro cuore del passeggio e dello shopping. Qui, nella parte bassa dove durante il carnevale imperversa la tradizionale Battaglia delle Arance – in cui le squadre a piedi del popolo combattono con quelle sui carri dei tiranni, in un vero e proprio rito liberatorio che alla fine trasforma tutto ciò che è rimasto a terra in concime per i campi – il Museo Civico Pier Alessandro Garda racconta la storia di quella che era l’antica Eporedia (tuttora gli abitanti si chiamano “eporediesi”), lasciando spazio anche a una singolare collezione privata di antiche e preziose lacche giapponesi dell’avventuroso viaggiatore ottocentesco. A pochi passi mi imbatto nel piccolo Teatro Giuseppe Giacosa, gioiellino ottocentesco dedicato all’autore di celebri libretti d’opera pucciniani riccamente decorato con stucchi, boiserie, dorature, velluti e affreschi, e poi nella piazza del Municipio, il cuore cittadino, fronteggiata da un antico campanile romanico inglobato nella facciata di una chiesa postuma adiacente.
E’ proprio da qui che, invece di proseguire dritto fino al ponte romano sulla Dora, inizio a salire verso la parte alta della città, quella degli antichi poteri, dove infatti, costeggiando i resti del Teatro Romano del 1° sec d.C. che occupava interamente l’attuale piazza del Municipio, e dove le case seguono la struttura circolare delle antichissime gradinate ancora presenti nelle loro cantine, trovo il Duomo romanico con i campanili d’epoca perfettamente conservati (sorto sulle fondamenta di un tempio dedicato a Giove), affiancato al Castello costruito dai Savoia con le torri appositamente più alte in segno di affermazione della loro superiorità rispetto a quella vescovile. Vorrei allungarmi fino al “Complesso Olivetti”, nei pressi della stazione ferroviaria, ex area in cui sorgevano le strutture della celebre azienda cittadina diventata da due anni Patrimonio Unesco, ma i numerosi cartelli disseminati ovunque a indicare la via Francigena mi ricordano che è ormai tempo di vestire i panni di novella pellegrina e imboccare il cammino.
Volendo partire proprio dall’inizio esatto del percorso raggiungo con un mezzo il borgo valdostano di Pont St. Martin, il cui monumentale ponte romano del 1° sec. a.C. sul torrente Lys rappresenta il vero punto di avvio e conserva ancora i lastroni di pietra dell’antico selciato battuto nei secoli, oltre che dai devoti religiosi, anche da eserciti, mercanti e uomini di cultura, consentendo scambi e relazioni internazionali attraverso il pagamento dei dazi nella casa gialla ancora presente. Lì, la statua della Madonna della Guardia indica il santuario in cui viveva Martino, l’eremita che secondo una leggenda locale aggirò abilmente un patto con il diavolo dando nome al ponte. Ed ecco che la via Francigena canavesana prende il via in un’esplosione di natura in cui si rincorrono prati, sentieri boschivi e pareti rocciose, gelsi e vitigni, fichi d’india e fiori selvatici, torrenti e cascatelle, castelli nobiliari, chiesette millenarie e ruderi di dimore abitate fino a metà novecento, prima che l’avvento industriale spingesse gli abitanti verso la città.
Sgranocchiando biscottini eporediesi – dolcetti tipici di nocciole, mandorle e cacao – e degustando vini locali nei caratteristici “balmetti” di Borgofranco d’Ivrea – cantine naturali scavate nella roccia in cui si conservano vini e formaggi grazie a correnti d’aria naturali che forniscono adeguate temperature – mi imbatto in gioielli millenari come la pieve medievale affrescata di San Lorenzo a Settimo Vittone, la chiesa romanica dei SS. Pietro e Paolo a Bollengo a cui si accede curiosamente attraverso il campanile e quella minuscola del Gesiun in quel di Piverone, dove si staglia anche l’imponente torre duecentesca che era l’antica porta d’ingresso al borgo medievale (c’è anche un modernissimo monumento alla gallina in nome di un evento folcloristico autunnale che la vede protagonista).
E incontro l’area naturalistica del Parco dei 5 laghi nel grande anfiteatro morenico naturale, originatosi dal ritiro del ghiacciaio preistorico Balteo attorniato da villaggi neolitici su palafitte: peccato non potermi rinfrescare, visto che, ad eccezione di uno solo, non sono balneabili. Mi consolo saltellando sulle Terre ballerine, una torbiera in cui il terreno incredibilmente elastico grazie a un accumulo d’acqua nel sottosuolo consente di rimbalzare come su un materasso, insieme alle piante circostanti. Confesso: non percorro tutti i 55 chilometri. Ma ovunque vada, respiro a fondo un’appagante aria di immensità.
Il delizioso e centralissimo B&B Spazio Bianco – Camere con cultura di Ivrea, con le sue invitanti colazioni dolci e salate, è perfetto per accogliervi dopo una giornata di cammino. Durante la quale fermatevi sul percorso a degustare la cucina tipica piemontese al Vecchio cipresso di Chiaverano e quella biologica dell’agriturismo Cascina Gaio di Piverone, e se volete pranzare sprofondati nella natura è perfetto il Vertical Rock nel parco avventura di Montestrutto. Senza tralasciare una degustazione di vino e formaggi locali di produzione propria alla lussuosa azienda agricola Cella Grande di Viverone, con camere e bio-spa. Le eccellenze enogastronomiche territoriali si possono invece acquistare alla Bottega del viandante di Settimo Vittone, fornitissima di tutta la migliore offerta del territorio che rende l’esperienza davvero completa. Tutte le info su Associazione La Via Francigena di Sigerico, che informa e supporta i pellegrini anche accompagnandoli nel cammino.
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