“Napule è mille culure” cantava Pino Daniele in omaggio alla sua amatissima città. E non c’è modo di riassumerla meglio. Col rumore, coi colori, con l’odore di frittura che sale dai vicoli, con le voci che si rincorrono dai balconi. Per capirla bisogna camminarla. A piedi, lentamente, lasciandosi trascinare, con gli occhi, il naso e le orecchie spalancati.


Da vedere c’è tanto, tantissimo. E io, avendo poco tempo a disposizione, ho puntato su un percorso nel suo cuore antico, organizzato da Civitatis, piattaforma che offre autentiche esperienze turistiche in tutto il mondo.
L’itinerario è iniziato, ovviamente, da Spaccanapoli, una linea retta che taglia il centro storico e trabocca di bancarelle, motorini, panni stesi, calci a un pallone. Dove ogni palazzo racconta disordinatamente tre secoli di storia sovrapposti: un portale barocco, una tabaccheria, un bassorilievo greco.
E dove, appena girato un angolo, il caos si spegne di colpo al chiostro del monastero di Santa Chiara, che fa dubitare di essere ancora nella stessa città. Costruito nel Trecento, riallestito nel Settecento con le celebri maioliche, è un giardino sospeso tra i limoni e il silenzio. Le colonne ottagonali rivestite di piastrelle azzurre e gialle raccontano scene di vita quotidiana napoletana. Ed è quasi d’obbligo sedersi sulle sue panchine istoriate e chiudere gli occhi, ascoltando quel mondo che non urla più. Mentre a pochi passi, la Cappella Sansevero custodisce il capolavoro settecentesco del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Un velo di marmo drappeggiato sul corpo di Gesù con una leggerezza che sfida ogni logica materiale, mostrando il respiro trattenuto, le lacrime sotto il tessuto, le vene sul dorso dei piedi.
“Mille culure” tra cultura, folklore e tradizioni
Poi, in un attimo, via dei Tribunali avvolge nuovamente con i suoi “mille culure” e tutta la sua energia popolare e un po’ selvaggia. Intrecciando la doppia anima della città: quella buffonesca e quella cupa, tra leggende e scaramanzia. Con Pulcinella, la maschera per eccellenza della commedia dell’arte napoletana, e il suo celebre busto bronzeo a cui strofinare il naso per avere fortuna. E le capuzzelle, teschi anonimi custoditi in alcune chiese ipogee del centro, adottati dai napoletani come anime del purgatorio da venerare in cambio di protezione. Perché Napoli tratta i morti come vicini di casa: un po’ ingombranti, ma di famiglia.
Dietro l’angolo, il vicolo di San Gregorio Armeno fa vivere il presepe tutto l’anno, con le statuine artigianali di figure sacre, pastori e pescivendole, politici e papi, attori e calciatori. Fino a sciogliere l’itinerario al Duomo, dedicato all’Assunta ma dominato dalla figura del patrono San Gennaro. Tre volte l’anno – a maggio, settembre e dicembre – nella Cappella del Tesoro si compie il miracolo: il sangue del martire, conservato in due ampolle dal IV secolo, si liquefa davanti agli occhi dei fedeli. Se non si dovesse sciogliere si annunciano guai, e Napoli su questo non scherza. Perché un popolo che da millenni convive con un vulcano alle spalle ha imparato a negoziare con il destino. E San Gennaro, in fondo, è anche questo: un patto tra la città e l’ignoto.
I “mille culure” di Ischia, Capri e Procida
E poi ci sono le tre isole del Golfo, così vicine tra loro eppure così diverse da non assomigliarsi nemmeno un po’. Perché a Ischia ci si rigenera, a Capri si sogna, a Procida si respira il silenzio dell’autenticità. E tutte e tre risplendono dei loro “mille culure”.
Ischia di roccia vulcanica, di acqua termale che affiora ovunque, di un entroterra verde e accidentato, di spiagge e borghi che profumano di limone. Con il suo Castello Aragonese piantato su uno scoglio come se il tempo non lo riguardasse.

Capri di barche, di fiori, di glamour, che ondeggia tra la spettacolare Grotta Azzurra, la Piazzetta iconica, i Faraglioni imponenti. Ma che, fuori dai percorsi più battuti e su su verso Anacapri, riscopre il silenzio e la poesia.

Procida di case pastello, di pescatori, di ritmi lenti. Della pittoresca Corricella, dell’austero Palazzo d’Avalos e del lungomare di Chiaiolella con la spiaggia vulcanica, da girare tutta a piedi. Procida che sa di insalata di limoni e di lingua alla crema pasticcera, le sue tipicità gastronomiche. E che tre anni fa si è finalmente svelata al mondo come Capitale italiana della Cultura.

Dove soggiornare
Per potermi muovere al meglio sul mio itinerario ho scelto due strutture della catena alberghiera francese B&B HOTELS. Che in Italia ne conta oltre novanta, e un totale di quasi un migliaio tra Europa, Brasile e Stati Uniti.
Nel capoluogo campano, niente di più strategico del B&B Hotel Napoli in Piazza Garibaldi, la stessa della stazione ferroviaria. Perché arrivata in città in treno, è stato un comodissimo punto di appoggio sia per andare alla scoperta del suo cuore storico, che per raggiungere, il giorno dopo, l’imbarco per le isole del Golfo. Trovando anche il tempo di riposarmi sull’enorme terrazzo panoramico con vista a 360° sulla città, sul Vesuvio e sul Golfo. Nel caso vogliate portare con voi anche il vostro amichetto a quattro zampe, nessun problema, perché l’hotel è pet-friendly. Oltre che dotato di un B&B Shop disponibile giorno e notte con snack, gelati, piatti pronti e bevande, in aggiunta a una variegata prima colazione in sala. E di un corner Beauty con prodotti per il make-up e set da viaggio.
Appena arrivata al B&B HOTEL Ischia San Nicola, invece, non ho resistito neanche un attimo a immergermi nella sua invitante piscina di acqua termale all’aperto, in un giardino di ulivi e fiori colorati su cui si affaccia un freschissimo e ombroso pergolato. In un’atmosfera di pace e tranquillità che pare di essere fuori dal mondo, mentre invece ci si trova soltanto a una decina di minuti dal porto di Forio e dalla notissima spiaggia di Citara, da dove andare alla scoperta di Ischia e di Procida. Esattamente quello che ho fatto io, prima di tornare in hotel a godermi un aperitivo al Pool bar e una cenetta a base di prodotti freschissimi del territorio. Con un’accoglienza calorosa che mi ha fatto davvero sentire a casa. Ah, i cuccioli sono ben accetti anche qui! Se avete voglia di respirare profondamente in tutti i sensi, è proprio il posto perfetto.






