La Bassa Parmense, storia e cultura al sapore di Parmigiano

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La bassa padana è avvolta da un’atmosfera di calma apparente, fatta di campagne assolate puntellate di cascinali e chiesette, prati verdi e campi di grano, stradine attraversate da trattori e mezzi agricoli. Di una vita che scorre a ritmo lento come le placide acque del Po che la solcano. Ma non per questo meno attiva e operosa. Perché la calma, appunto, è solo apparente. Dietro c’è un mondo di cultura, di tradizioni, di storia, di lavoro. Arricchito da un senso di accoglienza e ospitalità che fa respirare sempre e dovunque una rilassante atmosfera di casa, e condito da sapori tipici del territorio che, insieme a un buon bicchiere di vino, aiuta a riscoprire il gusto autentico della vita.

bassaLa Bassa Parmense, ad esempio, è un insospettabile scrigno di tesori di ogni sorta, racchiusi in piccoli paesi caratterizzati da negozi e localini tipici che sfilano sotto i portici del centro abbracciando un antico castello, una dimora storica, un museo della tradizione. Impossibile non pensare subito a Busseto, il paese di Giuseppe Verdi ancora così fortemente caratterizzato dalla sua presenza che quasi non ci si stupirebbe di incontrarlo al caffè della piazza, tanto che l’intera zona è conosciuta nel mondo anche con il nome di Terre Verdiane.

Nella frazione di Roncole la sua casa natale, che ospitava al piano terra l’osteria del padre e a quello superiore i locali abitativi, racconta l’inizio della grande storia di uno tra i più celebri musicisti e compositori di tutti i tempi, durante la quale la sua vita pubblica e privata si sono intrecciate così fortemente da influenzarne l’intero corso. Davanti alla piazza principale di Busseto, Casa Barezzi, in cui crebbe e studiò musica grazie al ricco commerciante Antonio Barezzi che ne aveva intuito l’enorme talento nonostante la clamorosa bocciatura al Conservatorio di Milano, sfoggia tanti cimeli raccolti nell’attiguo museo, come ritratti, lettere autografate, libretti d’opera e locandine di spettacoli, oltre al fortepiano originale da lui suonato. Sul lato opposto, invece, dietro al monumento dedicato, il piccolo teatro in velluto rosso e soffitti di legno a cassettoni, inaugurato e a lui intestato durante il periodo della sua piena attività, risuona ancora del suo solenne rifiuto a metterci piede (non lo fece mai) in contrasto con i concittadini che avevano avversato il suo legame con la cantante d’opera Giuseppina Strepponi, dal passato discutibile, al punto da indurli a lasciare bassail nobile palazzo nel centro del paese in cui abitavano per trasferirsi in campagna a Sant’Agata di Villanova sull’Arda, dove tra l’altro compose le sue opere migliori e che conserva ancora l’arredamento originale.

E se Busseto risuona di lirica anche attraverso  l’indimenticabile “voce d’angelo”, come la definì Arturo Toscanini, di Renata Tebaldi, che inaugurò il Museo Verdiano Casa Barezzi e alla quale è dedicata bassala raffinata esposizione a Villa Pallavicino ricca di suoi effetti personali e professionali – abiti e gioielli, lettere e fotografie, profumi e belletti, borsette e cappellini -, non meno presente è la letteratura, degnamente rappresentata dal Museo di Giovannino Guareschi allestito nell’ex ristorante di famiglia a Roncole, dove sono proprio le nipoti a raccontare e illustrare dal vivo la vicenda straordinaria del noto scrittore e umorista locale, papà dei celeberrimi Don Camillo e Peppone: bassal’originale del celebre Crocifisso parlante da cui fu copiato il prototipo televisivo è conservato proprio a Busseto nella chiesa Collegiata di San Bartolomeo. Allo scrittore locale è dedicato anche un altro minuscolo e pittoresco museo allestito nella bassatorre campanaria di Diolo di Soragna, sopravvissuto alla distruzione dell’antica chiesa parrocchiale e quindi suggestivamente isolato nella vastità della campagna circostante. bassa

Anche se il museo più celebre e goloso di Soragna è senza dubbio l’appetitoso Museo del Parmigiano Reggiano, uno degli otto Musei del Cibo territoriali dedicati alle eccellenze alimentari parmensi, che racconta origini, storia e produzione del formaggio più apprezzato nel mondo, con un tributo a San Lucio protettore dei casari.

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Ma a caratterizzare la cittadina è senza dubbio anche la Rocca Meli Lupi che troneggia solenne in pieno centro, castello medievale diventato nei secoli sontuosa dimora nobiliare e tuttora proprietà dell’omonima famiglia, bassache resse il principato di Soragna fino all’abolizione del feudalesimo (ci vive ancora l’ultimo principe). A pochi passi c’è il Santuario barocco della Sacra Famiglia, nella quale un quindicenne Giuseppe Verdi che sognava di suonare l’organo fu rifiutato soltanto perché non ancora in possesso del diploma!

La Rocca fa parte dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, così come la Rocca dei Rossi nella vicina località di San Secondo, immersa in uno spettacolare parco verde e originalmente affrescata con favole di Esopo e leggende di matrice epica, come quelle di Adone e di Icaro, la Caduta dei Giganti e l’Asino d’oro di Apuleio, la maldicenza e la superbia, tra le quali spiccano anche dipinti del Parmigianino e di Giovanni Baglione.

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Mentre nella vicina Sissa Trecasali, la medievale Rocca dei Terzi invita a salire fino alla torre campanaria nella quale, oltre ad antichi graffiti ancora visibili sulle pareti interne, troneggia una cinquecentesca bassacampana in bronzo, e offre una vista panoramica sulla pianura. Ma qui la vista superba è anche quella di cui si gode navigando placidamente sul Po: al porto fluviale di Torricella si può noleggiare un’imbarcazione oppure prendere parte alle uscite turistiche di gruppo con tanto di piacevole pranzetto a bordo tra i rilassanti scorci naturalistici del grande fiume, ma anche noleggiare gratuitamente una bicicletta per pedalare alla scoperta delle caratteristiche palafitte dei pescatori o addentrarsi nel cosiddetto “bosco incantato”, dove l’estro della natura dipinge quadretti green dall’atmosfera quasi magica. E tornare in città rigenerati nel corpo, nello spirito e negli occhi.

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bassaMangiare & Dormire
– Per la grande cucina territoriale sono tre gli indirizzi da appuntare in agenda: la trattoria Al Voltone a Soragna, il ristorante Alle Roncole a Roncole di Busseto e l’agriturismo Il Bosso a Busseto, nei quali assaggiare le specialità tipiche come la torta fritta con i salumi locali, i tortelli ripieni di spalla cotta o di erbette, il savarin di riso, la cacio bavarese (dolce al cucchiaio con uova e cioccolato); bassala Trattoria Laghi Verdi di Sissa propone invece piatti a base di pesce di fiume, primo tra tutti il pescegatto, cucinato in carpione, fritto o come condimento per gli spaghetti.
– Merita una visita il Museo Agorà Orsi Coppini di Arte Olearia a San Secondo Parmense, che oltre a raccontare il mondo dorato dell’olio d’oliva, organizza anche degustazioni, corsi di avvicinamento ed eventi culturali e gastronomici.

– Per una full immersion nella campagna della Bassa Parmense, il Blu Garibaldi Room & Breakfast di Soragna, antico casale ristrutturato immerso in un giardino rigoglioso, con strutture d’epoca come il soffitto con le travi a vista, regala il silenzio e il relax delle autentiche atmosfere rurali; chi invece preferisce soggiornare in città troverà a Parma una soluzione particolarissima alla casa vacanza CoolArt Home, sorta di Galleria d’Arte Contemporanea nel centro storico, a due passi dalla Cattedrale, dal Battistero e dal Palazzo Vescovile, con quadri e opere d’arte anche acquistabili, che dunque ne cambiano periodicamente il volto.

LA TORTA FRITTA PARMENSE
La più golosa specialità territoriale emiliana è senza dubbio il gnocco fritto, saporiti fagottini rigonfi fatti con farina, acqua, lievito e strutto da accompagnare a salumi e formaggi della Bassa. Tipico soprattutto delle province di Modena e Reggio Emilia, si mangia però anche su tutte le altre tavole emiliane, dove cambia semplicemente nome: a Bologna “crescentina”, a Piacenza “chisulèn”, a Ferrara “pinzino”, a Mantova “pinsin”. A Parma invece si chiama “torta fritta” e il modo più tradizionale di gustarla è abbinata alla tipica spalla cotta di San Secondo (ottima quella di produzione propria dell’Azienda Cavalli), magari innaffiata da un genuino Lambrusco locale. Ma è perfetta anche con culatello, strolghino, coppa, mortadella, salame felino, prosciutto crudo e pancetta, corredati dall’altrettanto tipica giardiniera.

 

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