Era il 2010 quando i coniugi Cristina Hu e Daniele Zhang inauguravano a Milano il loro ristorante giapponese Miyama, a due passi dallo Stadio San Siro. Che si è subito rivelato un vero successo, tanto in zona quanto nel resto della città.
Oggi, quindici anni dopo, lo hanno totalmente ristrutturato e rinnovato. Dal punto di vista architettonico, ma anche da quello gastronomico. A rimanere intatto come il primo giorno, soltanto il caloroso senso di ospitalità, che si respira già intensamente fin dal primo momento in cui si varca la soglia.

Una celebrazione della luce e della natura, che dialogano armonicamente tra loro: è questo che arriva subito del nuovo restyling. Raffinato e dalle linee pulite ed essenziali, tra luci diffuse e soffuse che giocano con il legno e il metallo di arredi e complementi, il marmo dei tavoli e il bouclè delle sedie. Mentre le grandi vetrate connettono in un armonico tuttuno con il giardino giapponese rigoglioso e curatissimo.
Un’atmosfera di grande impatto, insomma. Che si fonde sapientemente con un menù rinnovato, più raffinato e colmo di proposte davvero inedite.
La cucina inedita e raffinata del Miyama
Ne ho assaggiate davvero tante, una più sorprendente dell’altra e decisamente mai trovate altrove. E per farvi capire il livello della maestria e della creatività, ve le svelo proprio tutte.
Antipasti
Ebirenko Hasami Age: radice di loto fritta ripiena di gambero, shiso e alga nori
Ostrica cruda e cotta: ostrica cruda e Kaki Furai, ostrica fritta nel panko, salsa okonomi
Hotate Butter Itame: capesante scottate, asparagi, funghi shiitake, salsa di soia e burro


Piatti freddi
Carpacci
Salmone agli agrumi: salmone, olio di agrumi, crema di avocado, finocchi e pepe rosa
Branzino e pompelmo: branzino, suprême di pompelmo, gelée di erba cipollina
Otoro Negi Goma sauce: ventresca di tonno rosso, salsa di sesamo nero, gelée di erba cipollina

Uramaki
Lobster Maki: tempura di gamberi, topping di astice, avocado, maionese, uova tobiko
Kohako Maki: gambero impanato e avocado, topping di capasanta e gambero crudo, aglio nero, tartufo, jalapeño verde, uova tobiko
Exotic Sake Maki: salmone, Burrata DOP e avocado, topping di tartare di salmone e basilico, salsa mango, wasabi, patata americana croccante



Piatti caldi
Gyuniku Gyoza: ravioli di manzo con Wagyu al vapore, liscio e con scaglie di tartufo nero
Chawan Mushi: budino salato di uova al vapore, gambero, fungo, edamame, spinaci e tartufo nero
Tempura Nero Ikasumi: calamaro in tempura al nero di seppia con furikake spicy e salsa aïoli con yuzu



Dessert
Il Giardino di Miyama: gelato di riso, pan di Spagna al te matcha, marmellata di azuki e lampone

Non mancano, ovviamente, tartare, nigiri, gunkan, hosomaki, temaki e futomaki. Tutto da accompagnare con una scelta di 130 vini italiani, o con una selezione di Saké e di Whisky. Una cenetta d’autore da godersi in total relax. Uscirete davvero soddisfatti.
MIYAMA
Via Caldera 1, 20153 Milano
Aperto da lunedì a sabato, dalle 12.00 alle 14.45, e dalle 19.00 alle 23.30



Non resta che provare, tanto più che i prezzi sono più che accessibili. Ma intanto, venerdì 11 novembre nelle sedi di Milano (corso Garibaldi 111) e Bologna (via San Felice 4e) avrà luogo l’inaugurazione ufficiale, che dalle 16.00 alle 22.00 offrirà a tutti la possibilità di degustare gratuitamente le nuove cioccolate “pure” in tazza.
Ve lo dico subito: qui non sembra affatto di essere al mare o in campagna. Il dehors è sul marciapiede antistante al locale, ma in uno spazio appartato e tranquillo, e l’atmosfera è quella assolutamente veritiera di una città tornata a pulsare con ritmi nuovi, dove di giorno si lavora ma alla sera si riprende fiato rilassandosi e godendosi tempo e quiete, in un piacevolissimo quadretto di autentica vita metropolitana che rappresenta proprio il suo plus. E così un animale appunto metropolitano come me non può che trovarsi perfettamente a suo agio di fronte a un calice di sublimi bollicine rosè (ma ci sono anche bianchi e rossi a stilare un’ampia lista di selezionate etichette) da sorseggiare amabilmente con un tris di piccole delizie d’autore – il giovane patron e chef torinese Fabio Titone – a sorpresa, perché variano giornalmente a seconda del suo estro: a me, per esempio, è toccato il bacio di dama cacio e pepe, l’agrodolce di verdurine con granita all’aceto di mele, il polpo con salsa verde, la focaccina con lardo di Colonnata e altre sfiziosità di sorta, accompagnate da grissini al nero di seppia e al pomodoro stirati a mano. Ma chi non ama le sorprese e preferisce sapere bene che cosa arriverà in tavola, può ordinare un tagliere di salumi della Valle di Lanzo con prosciutto di Parma, un plateau di pesce Royal con frutta, o l’evergreen ostriche e champagne, se al sapore del mare non vuole proprio rinunciare.

