Lo stile provenzale della sala da pranzo con i suoi tavoli di legno chiaro, i paralumi e le tovaglie a quadretti, il dehor etnico con arredi, tendaggi e candelabri, il piccolo ingresso bohémien con cancelletto di ferro incorniciato da fiori e piante: è a dir poco internazionale il delizioso e accogliente grill restaurant milanese Braciere del Ripa, anche se mai quanto la sua ricca selezione di carni da tutto il mondo che annovera, per citarne solo qualcuna, bisonte canadese, manzo australiano e del Nebraska, angus argentino, picanha brasiliana, wagyu giapponese e angus del Kentucky, tutte cotte su una griglia a vista di 3,5 mt e abbinabili a vini pregiati, mentre l’attesa del loro solenne arrivo si inganna con un tripudio di sapori e golosità come lo gnocco fritto accompagnato da abbondanti taglieri di salumi e formaggi, le quiche, i flan, gli strudel salati, i fiori di zucca fritti, i maccheroncini flambè presentati in una forma di Parmigiano Reggiano.
Fuori, nel romantico giardino pergolato, un sentiero illuminato dalla luce delle candele svela uno scorcio segreto della Milano di allora, affacciandosi, tra alberi di sambuco e muri a secco, sul placido corso del Vettabbia, ex arteria di transito per i battelli carichi di sale che solcavano il Naviglio, di cui rimane a
testimonianza una piccola barca di legno che si specchia nell’acqua.
Dentro la tecnologia, con una sala convention su due livelli con trecento posti a sedere, palco, impianto audiovideo e collegamento libero a Internet in WiFi, perfetta per organizzare eventi di ogni genere.
Braciere del Ripa
Via Ripamonti 90, Milano
aperto dal lunedì al sabato dalle 19.30 alle 24.00
www.bracieredelripa.it
Tutte le carni del mondo
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E invece la filosofia gastronomica di questo piccolo e accoglientissimo ristorante di design su due livelli, dai colori caldi in armonia con il legno chiaro degli arredi minimal e un bancone conviviale in marmo per chi preferisce mangiare in modo più easy, è un po’ diversa: cucina marchigiana e abruzzese sì, con tanto di materie prime direttamente in arrivo da una selezione di piccoli produttori locali a presidio Slow Food come lo Zafferano Navelli e le Mele Rosa del Piceno. Ma rivista in chiave contemporanea dal giovanissimo chef Achille Esposito, che propone una raffinata lettura della tradizione regionale all’insegna del gusto e della fantasia, attraverso un menù che varia stagionalmente e sempre accompagnato da una carta di etichette d’eccellenza in cui si ritrova il meglio della produzione vinicola delle due regioni.

