7 settembre 2020 – Quasi autunno, quasi tempo di tartufo. E già le papille gustative fermentano al solo pensiero di una spolverata del prezioso fungo ipogeo a impreziosire dal più semplice al più prelibato dei piatti.
Ma come sarebbe possibile godere della piacevolezza del cosiddetto “diamante del sottosuolo” senza l’indispensabile opera di cerca e cavatura pedissequamente condotta dai professionisti del settore con i loro insostituibili cani?

Per questo è al vaglio a Parigi la candidatura della Cerca e cavatura del tartufo in Italia all’iscrizione nel Patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco, promossa da Anct – Associazione Nazionale Città del Tartufo e da Fnati – Federazione nazionale delle associazioni tartufai italiani che riunisce circa cinquanta realtà del territorio nazionale, la cui approvazione, come spiega il presidente dell’Anct Michele Boscagli, “potrebbe rappresentare l’inizio di una grande opportunità, in quanto questa attività contiene in sé una miriade di valori culturali, etici e ambientali che, se messi a frutto attraverso progettualità, permetteranno la crescita della nostra comunità, dei nostri territori e di tutti i cittadini”.

L’esito della candidatura è atteso entro la fine del prossimo anno, dunque c’è ancora tempo. Ma intanto tutte le realtà coinvolte, già impegnate nell’organizzazione dei tradizionali eventi autunnali dedicati alla promozione del tartufo e dei territori in cui cresce e si sviluppa, si sono date appuntamento a Campobasso in un grande summit appena concluso, organizzato dall’Anct e dalla Regione Molise per fare il punto della situazione, con immancabili degustazioni di sublimi piatti tematici come il risotto tartufi e funghi e i maccheroncini con crema di caciocavallo e tartufo.

Il Molise è infatti prodigo di tartufi di varie tipologie, dalla fascia costiera a quella montana, e dunque attivissimo non solo nella loro tutela e valorizzazione, ma anche nella salvaguardia di tutta la biodiversità del territorio: prova ne è, ad esempio, il Centro regionale per la ricerca e la produzione delle piante tartufigene, realizzato all’interno del vivaio forestale regionale ‘Selva del Campo’ di Campochiaro, centro micologico di altissimo livello e sempre più punto di riferimento dell’intero settore.

Qui il video che racconta concretamente l’intera attività del tartufo nella regione, dalla cerca alla produzione delle piantine.