Grado gustosa, tra cucina, acqua e natura

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Sono andata a Grado, sulla costa friulana, a mangiare la pizza napoletana. Strano, vero? Ma in fondo, perché no? Soprattutto se, come nel mio caso, le due tradizioni gastronomiche trovano il perfetto punto di incontro?

L’occasione, infatti, me l’hanno data Laura e Luigi Buondonno, titolari della pizzeria con cucina La Ciacolada, nel cuore pulsante della vivace cittadina balneare. È proprio in questo locale che Luigi, originario di Agerola, in quel di Napoli, ha iniziato da giovanissimo la sua storia di pizzaiolo. E adesso, con anni di esperienza alle spalle, lo caratterizza con una proposta personale che amalgama appunto le due culture gastronomiche. Grazie a diverse eccellenze di entrambi i territori e ai rispettivi produttori e artigiani con cui collabora quotidianamente, valorizzando il pescato e i prodotti locali. Tra impasti ad alta idratazione, lunghe fermentazioni e farine selezionate, per esaltare un equilibrio di sapori con mestiere e maestria.

Grado

A Grado tra pizza napoletana e cucina di mare

Il risultato, oltre alle classiche e immancabili Margherita e Marinara, è non soltanto l’omonima Pizza Ciacolada, simbolo del locale, realizzata con pomodoro Solania, pomodoro capuliato, acciughe, stracciatella di bufala, polvere di olive e basilico fritto. Ma anche una serie di pizze con ingredienti di stagione e lavorazioni speciali, come il padellino e la tripla cottura. Che io, ovviamente, non ho fatto a meno di assaggiare durante la serata dedicata da Luigi Buondonno interamente alla pizza.

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Mentre un’altra serata è stata tutta per la cucina di mare, a cominciare naturalmente dal Boreto a la graisana, il piatto locale più tipico. Nato come pietanza di recupero dei pescatori, si prepara con pesce di laguna cotto in un fondo di olio, aglio, aceto e pepe nero, che lo rendono decisamente saporito. E si serve accompagnato da polenta bianca, in un matrimonio di gusto decisamente azzeccato.

Grado


Ed è stata una bella occasione per conoscere anche diverse realtà tipiche del territorio nei dintorni di Grado. A cominciare dall’azienda L’Antica Ricetta, che propone la ricetta di famiglia della Gubana delle Valli del Natisone, storico dolce friulano. Anche accompagnata da un bicchierino di SanZuan®, gustoso elisir di noci raccolte nella notte di San Giovanni e bagnate dalla rugiada.

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E poi AnnApi di Anna Brandolini, apicoltrice di Cormons, che produce miele nel rispetto delle api e del paesaggio del Collio, come gesto di cura verso la biodiversità.
Tenuta Luisa, a Mariano del Friuli, storica cantina che racconta il territorio della DOC Friuli Isonzo. Un terroir unico che dà vita a vini raffinati come il Sauvignon e il pluripremiato Desiderium grazie alla particolarità del microclima.


Fattoria Zoff, azienda agricola biologica a Borgnano di Cormons rinomata per l’allevamento di vacche di razza Pezzata Rossa che producono formaggi a latte crudo, latticini e carne bio.
E naturalmente, le celebri Distillerie Artigianali Nonino, a Percoto, che raccontano una storia familiare ultracentenaria di produzione di grappe e acquaviti. Che ovviamente ho degustato in sorprendenti abbinamenti con prosciutto, formaggio, cioccolato e mandorle.

Grado, cuore storico e laguna verdeggiante

Ma tutte queste piacevolezze della tavola non mi hanno impedito di andare anche alla scoperta di Grado, che ho trovato davvero deliziosa. Con il suo cuore storico fatto di caratteristici calli, campielli e vicoletti brulicanti di vita, dove qua e là emergono ancora tracce del passato dell’antica Gradus romana. Il suo arioso lungomare che accompagna le spiagge di sabbia finissima, e il pittoresco porto Mandracchio con la sua forma a Y.

Grado

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Per non parlare dell’escursione in barca nella laguna che ho fatto con l’ottimo servizio di La Panoramica. Durante il quale il disponibilissimo conducente, oltre a deliziarmi con una bella sangria e bevande fresche di ogni genere, mi ha raccontato e mostrato tutte le bellezze del posto. Comparse già appena usciti dal porto, quando i fondali del canale navigabile hanno subito rivelato tracce ancora visibili della strada romana dell’antica Gradus portuense. Mentre appena fuori dal canale si apre la laguna con la sua trentina di isole, un trionfo di vegetazione tipica e piccoli isolotti chiamati mote su cui sorgono i tradizionali casoni, vecchi ripari dei pescatori a forma di capanna con le coperture in canna palustre.


Ho fatto anche un tuffo al Banco d’Orio, una lunga spiaggia dorata incontaminata che separa la laguna dal mare aperto. E’ raggiungibile esclusivamente via acqua, ed è una sorta di paradiso del birdwatching: vi nidificano diverse specie protette di volatili, come il fratino e la beccaccia di mare.
Per poi navigare fino all’isola di Barbana, una delle principali dell’intera laguna. Nonché vera e propria oasi verde di pace e tranquillità, con il suo antico Santuario della Beata Vergine Maria. Ma merita una visita anche l’Isola di Gorgo, con le panchine costruite da Gabriele D’Annunzio con reperti romani trovati sul posto, per potersi sedere a meditare.

Davvero una bella scoperta questa Isola del Sole, come viene anche chiamata la cittadina grazie ai raggi che la illuminano e la riscaldano molto a lungo. Un posto che seduce gli occhi, lo spirito e naturalmente il palato. Anche quando si tuffa a sorpresa nella tradizione napoletana e ne esce vincente.

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