Colazione ogni mattina con panettoni e pandori artigianali. Cena della vigilia a base di pesce e pranzo di Natale a base di carne, entrambi in musica live. E brunch di Santo Stefano in riva al mare, tempo permettendo.
Per proseguire, la notte del 31 dicembre, con cenone e festa a tema Casino Royale tra ballerini, roulette, black jack e tanta musica. Kids club con animazione e buffet per i bimbi. E possibilità di scegliere il Pacchetto Capodanno comprensivo di cenone, trattamenti benessere in spa e sconto del 5% su un soggiorno minimo due notti. Tutto in una fiabesca e luminosa scenografia natalizia.

Non male come programmino per le prossime feste, vero? A maggior ragione se si pensa che il tutto si svolgerà non soltanto nel sole di Alassio, in quel ponente ligure dove anche in inverno pare sia sempre primavera. Ma addirittura in quel vero e proprio gioiello direttamente sul mare che è il suo iconico Grand Hotel Alassio Beach & Spa Resort, cinque stelle decisamente indiscutibili. Dove, voglio dirlo subito, il plus per eccellenza è l’atmosfera che si respira fin dal primo momento in cui ci si mette piede. Perché nonostante fascino, eleganza e raffinatezza regnino sovrane tra le preziose opere d’arte e i nostalgici manifesti pubblicitari anni Venti dislocati qua e là negli spazi comuni e nelle camere (nel segno del progetto Talassio4art che li rende anche acquistabili dai visitatori), il clima è quello estremamente rilassato, ai limiti dell’informale, che invita a godersi senza remore tutta la bellezza da cui si è circondati. Con un intero staff di personale tanto cordiale e premuroso quanto attento e discreto, che non è affatto poco. Sempre pronto a coccolare gli ospiti con tutte le chicche che l’Hotel schiera in campo, e non soltanto durante le feste.

Bellezza e relax, la vacanza perfetta
Io, per esempio, sono partita dalla metropoli in una giornata fredda e grigiolina. E tre ore dopo ero nella veranda sulla spiaggia a mangiare spaghettoni al ragù di tonno e gelato al caramello e marron glacés (e più avanti anche una strepitosa pizza al pesto nella pizzeria e bistrot interni, e tante delizie culinarie di vero fine dining firmate dall’Executive Chef Roberto Balgisi), tanto per dire.


Per poi andare a respirare il mare camminando tra il lungomare brulicante di localini di ogni genere, la passeggiata che si insinua scenograficamente verso il largo, e i suggestivi caruggi interni colorati di boutique e atelier. Fino a raggiungere la Collegiata di Sant’Ambrogio, vale a dire la Cattedrale cittadina, con all’interno una suggestiva riproduzione della grotta di Lourdes. Una passeggiata che prosegue meravigliosamente anche in senso contrario, conducendo, in questo caso, fino alla celebre Cappelletta a picco sul mare edificata sui resti di un’antica torre di difesa: sorge sulla Punta di Santa Croce, proprio vicino al porto, per ricordare i caduti in mare, ed è uno dei veri e propri simboli cittadini. Oltre, ovviamente, al famosissimo muretto, proprio a due passi dal Grand Hotel, tappezzato fin dal 1953 da piastrelle colorate con le firme dei personaggi celebri passati da lì. Primo tra tutti Ernest Hemingway, all’epoca frequentatore abituale dello storico e antistante Caffè Roma.



E quando sono rientrata, ecco la seconda coccola del Grand Hotel: il sostanzioso tè delle cinque, abbondantemente corredato da sfiziosità dolci e salate – tra cui cioccolatini di pregio e dolcetti locali come i famosissimi baci al cioccolato – oltre a un pregiatissimo calice di bollicine. Prima di fare un salto anche nella scenografica Thalassio Medica SPA piramidale a grandi vetrate, dove si continuano a respirare a pieno il profumo e i benefici del mare, tra la piscina di acqua marina, i percorsi wellness e i rituali sensoriali, e i trattamenti super rigeneranti a base di alghe, sali marini e acqua di mare. Volendo, il venerdì sera fino alle 23.00 c’è anche la SPA Night Experience, con rituali Aufguss in biosauna con erbe aromatiche e sauna finlandese, Healthy Aperitivo in terrazza e bagni di suoni con campane tibetane, arpa celtica, gong o hang.

Insomma, il mio weekend in questo solare mondo di coccole (tutte, comunque, aperte anche a chi non soggiorna in Hotel) è andato tutto così: ma se voi ne voleste ancora di più, potete sempre prenotare la suite più esclusiva, dove la sensazione è quella di trovarsi su una vera e propria nave da crociera…
Cervo, un borgo tra mare e cielo

Mettete però assolutamente in programma anche una visita al vicino e spettacolare borgo medievale di Cervo, una perla sospesa tra mare e cielo annoverata a pieno titolo tra i Borghi più belli d’Italia. Aggirandovi a piedi tra le viuzze acciottolate e le casette colorate, vi imbatterete in gioielli architettonici come il seicentesco Castello dei Clavesana che ospita il Museo Etnografico del Ponente Ligure e la deliziosa mostra permanente Donne di Liguria, con bambole e foto d’epoca che insieme raccontano l’evoluzione femminile tra Ottocento e Novecento; la Chiesa settecentesca bianca e rosa di San Giovanni Battista con i suoi marmi pregiati, anche detta “dei Corallini” perché costruita con gli introiti derivanti dalla pesca e commercio del corallo; l’oratorio romanico di Santa Caterina d’Alessandria ora sconsacrato; il Bastione di Mezzodì con i resti delle antiche mura difensive; e una quantità di palazzi nobiliari tra i quali, citandone uno per tutti, Palazzo Viale, dove ha soggiornato a lungo anche lo scrittore Pietro Citati, recentemente scomparso.


Dopo il lungo periodo festivo, il Grand Hotel Alassio Beach & Spa Resort resterà aperto fino al 9 gennaio 2023, per poi riaprire per la nuova stagione il 28 marzo.


Non che a Genova non fossi mai stata, anzi. Ma questa volta ho lasciato perdere l’Acquario e il Porto Antico, la Lanterna e il Palazzo Ducale, il Teatro Carlo Felice e il Mercato Orientale della centralissima via XX Settembre ricco di eccellenze alimentari locali, il Palazzo Reale che ora ospita la Galleria Nazionale e il verde Parco Urbano delle Mura, il sistema di mura e forti sei e settecenteschi che proteggevano la città abbracciandola tutta. E mi sono messa a gironzolare nel dedalo misterioso e affascinante dei tradizionali caruggi, alla scoperta della sua anima più autentica e segreta. Scoprendo che tra vicoli e piazzette medievali puntellate da una quantità di edicole votive dedicate alla Santa Vergine, esistono ben trentadue cosiddette “botteghe storiche”, le cui attività si tramandano nel tempo di padre in figlio, e che conservano ancora immutati arredi e macchinari dei primi anni di vita. Sono farmacie e pollerie, pasticcerie e macellerie, barberie e tripperie, dalle cui vetrine fanno capolino caramelle al rosolio e mezzeri (tradizionali tessuti locali per la casa), gioielli d’argento e oggetti di sughero. E cedo alla tentazione di un irresistibile Falstaff, cornetto ripieno di crema alla nocciole e ricoperto di glassa che una di queste botteghe, abitualmente frequentata da Giuseppe Verdi durante le sue permanenze nel capoluogo ligure, aveva creato apposta per lui.
solo frutto della leggenda popolare. Tra le torri e i portici in pietra grigia – la tipica “pietra di promontorio” locale reperibile nelle montagne alle spalle della città – che un tempo ospitavano le antichissime botteghe artigiane, poi chiusi per la necessità di ricavarne nuovi spazi abitativi, si ergono anche i prestigiosi Rolli, cinquecenteschi palazzi nobiliari privati in cui, al tempo dell’antica Repubblica, i proprietari erano tenuti a ospitare alte personalità giunte in città per visite ufficiali: da allora ne sono rimasti ottantacinque, quarantadue dei quali, dopo il restauro, sono stati proclamati Patrimonio dell’Umanità Unesco. Attualmente ospitano sedi istituzionali come l’Università, il Municipio e la Camera di Commercio, ma molti sono abitati privatamente. E Patrimonio Unesco è anche la cinquecentesca via Garibaldi, sorta ai confini della città medievale secondo le antiche modalità di espansione che tagliavano in due le colline sovrastanti, conferendo a Genova la verticalità che la contraddistingue tra scalinate e creuze (viottoli strettissimi che fendono verticalmente le colline), rendendo
indispensabile percorrerla con ascensori liberty e funicolari che qui fungono da mezzi pubblici esattamente come gli autobus e la metropolitana.
In pratica, un passaggio repentino dall’ambiente marino a quello decisamente montano del Parco naturale regionale dell’Antola, nel cuore dell’Appennino Ligure tra le alte Valli Scrivia e Trebbia, dove sentieri e mulattiere si rincorrono tra il monte omonimo e il lago del Brugneto, le cui acque giocano magicamente con i raggi del sole cambiando colore a seconda delle ore del giorno. Un crinale verde ampiamente popolato da cinghiali e caprioli, volpi e civette, lepri e falchi, e perfino dai lupi, come mi raccontano Francesca e Mauro, i titolari dell’accogliente B&B Villa Tiffany in cui soggiorno, che organizzano per i loro ospiti fascinose uscite notturne alla ricerca delle loro sagome e voci, oltre a quelle dei combattimenti dei daini in amore. Puntellato da antichissimi borghi contadini che ostentano ancora orgogliosamente le tracce di un passato rurale fatto di lavoro e di fatica, di prodotti della terra e di piccolo artigianato.

la leggendaria “bella di Torriglia” raffigurata in un enorme dipinto presso la sua casa natale; dell’acqua di rose della Val Scrivia, delizioso sciroppo fatto con petali, zucchero e limone da diluire in acqua fresca oppure nel vino bianco come aperitivo, grazie alla coltivazione in loco di tante varietà di rose con cui si producono anche cosmetici e confetture; della fiera di Montebruno dove troneggiano stoccafisso e funghi porcini. Terre con una personalità ruvida e un’anima appassionata, con le radici salde e il cuore che vola.


E’ la zona della Riviera dei Cedri, nella Calabria tirrenica settentrionale in provincia di Cosenza, con i suoi borghi antichi dal passato ancora vivissimo affacciati su un nastro di spiagge sabbiose e acqua cristallina. E dove il profumo del mare si mescola a quello acre dello zolfo di cui sono ricche le acque sulfuree e salsobromojodiche delle vicinissime
ricoprirmi interamente di fango salutare che purifica e disintossica la pelle: ci sono degli appositi distributori che mi consentono di farlo autonomamente, per poi lasciarlo asciugare al sole e infine lavarlo via con acqua dolce. E già che ci sono mi concedo anche una “turbo doccia”, che tonifica e migliora la circolazione. Mi sembra il modo migliore per prepararmi a visitare le tante località gioiello dei dintorni: mi incuriosiscono soprattutto quelle dove ancora vivono diverse minoranze etniche.
Infatti a soli dieci minuti mi imbatto in Guardia Piemontese, un minuscolo borgo di trecento abitanti dove, tra i vicoli stretti e le case addossate l’una all’altra, si respira ancora forte la storia dei profughi piemontesi di religione valdese, rifugiatisi qui fin dal XIII secolo per fuggire dall’intolleranza cattolica e terminata definitivamente nel 1561 con un tragico eccidio ricordato dalla cosiddetta “Porta del sangue” all’ingresso del paese. Qui gli abitanti sono ancora un piccolo ma unitissimo gruppo, che parla l’antica lingua occitana e la insegna nelle scuole, e ogni donna possiede ancora l’abito tradizionale, grazie anche a un laboratorio di tessitura che prosegue la tradizione dell’antico popolo, situato all’interno del centro culturale insieme a una foresteria per valdesi che approdano qui in ritiro da altre parti del mondo.
E mentre dalla sommità della Torre vedo emergere dal mare il gigantesco Scoglio della Regina, faraglione situato tra le belle spiagge di Acquappesa (dove, tra l’altro, mi gusto un tripudio di pesce freschissimo al ristorante
costruita in pietra dall’abate Gioacchino da Fiore intorno al concetto della Trinità Divina, incredibilmente spoglia e austera per concentrarsi unicamente sull’immensità divina.


